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La circolazione atmosferica globale

L'importanza del vento nella circolazione su vasta scala.

Climatologia - 5 Marzo 2001, ore 08.08

La causa prima delle differenze di pressione è dovuta alle variazioni di temperatura - Queste differenze possono creare sia movimenti di masse d’aria in verticale (moti convettivi) o movimenti d’aria che scorrono paralleli alla superficie terrestre in senso orizzontale (moti advettivi o di avvezione ) più comunemente chiamati venti. La causa prima dei venti è quindi il riscaldamento non omogeneo della superficie terrestre. Le regioni poste tra i due tropici ricevono una quantità di energia solare maggiore di quanto non ricevano le regioni polari. L’atmosfera si assume l’incarico di annullare queste differenze di calore favorendo lo spostamento dell’aria calda verso i poli e di aria fredda verso l’equatore. Per far ciò si giova della collaborazione, anche se limitata, delle correnti oceaniche. Le aree di bassa pressione vengono chiamate aree cicloniche, mentre le zone di alta pressione vengono chiamate aree anticicloniche. La fascia equatoriale, chiamata in meteorologia zona delle basse pressioni equatoriali, è interessata da movimenti d’aria ascendenti. Quest’aria, nel suo movimento a quote superiori a 4000 m genera i venti d’alta quota detti contro-alisei; quando poi raggiunge le latitudini vicine a entrambi i tropici, si raffredda e ridiscende verso terra la dove trovano spazio anche le zone delle calme tropicali. Giunte a queste latitudini lo scorrimento delle masse d’aria si dirigerà in parte verso l’equatore e in parte verso i poli. Venti costanti, che spirano in direzione dell’equatore, sono gli alisei, che prendono appunto origine dalla bassa pressione sull’equatore, che attrae masse d’aria dalle zone di alta pressione situate nelle vicinanze dei tropici. Le masse d’aria trasportate dagli alisei , giunte nell’aria ciclonica equatoriale, incontrando temperature più elevate, cessano il loro moto di traslazione orizzontale per iniziare nuovamente il moto convettivo verticale. Venti periodici che hanno la loro origine nella fascia equatoriale sono inoltre i monsoni, venti a periodicità semestrale. Durante l’estate le regioni meridionale dell’Asia si riscaldano molto di più di quanto non si riscaldi l’oceano Indiano; si ha così uno spostamento di masse d’aria molto umide dall’oceano verso le coste che da inizio alla stagione delle piogge. Durante i mesi invernali è l’oceano che si raffredda più lentamente e le masse d’aria si spostano dal continente verso l’equatore. Si crea così il monsone invernale con aria piuttosto secca, con la sola eccezione delle isole indonesiane che per la loro posizione, ricevono ugualmente abbondanti piogge. Infatti le masse d’aria in movimento, prima di transitare su di loro, attraversano l’oceano e si caricano nuovamente di umidità. La fascia chiamata anche zona intertropicale , abbraccia la zona di bassa pressione equatoriale dove ha luogo l’incontro tra gli alisei che provengono da NE e da SE. Questa fascia si ridisegna con movimenti sinusoidali con il susseguirsi delle stagioni e può configurarsi con l’equatore meteorologico. Lungo questa fascia hanno origine anche le violente manifestazioni tropicali come i cicloni, gli uragani e i tifoni che lasciano poi spazio a lunghi periodi di calme equatoriali. Le masse d’aria che avevamo lasciato all’incirca sui tropici, con direzione verso i poli, danno invece origine ai venti occidentali che poi sono dominanti alle medie latitudini - Questi venti, quando poi incontrano nella zona delle basse pressioni subpolari i venti polari freddi, danno origine alla fascia tempestosa, che a sua volta dà origine ai venti polari variabili e alla zona di alte pressioni polari; zona in cui l’aria a contatto con la superficie terrestre si dirama nuovamente, in ogni direzione, verso l’equatore. Se analizziamo poi la circolazione alle medie latitudini (30°/60°) lo spostamento delle masse d’aria da ovest verso est è continuamente a contatto con la migrazione verso i poli di cicloni e anticicloni. I primi sono apportatori di probabili piogge e situazioni di basse pressioni ; i secondi sono indice di centri di alte pressioni, talvolta estesi, con conseguente cielo sereno . Mentre nell’emisfero nord i flussi ciclonici ruotano in senso antiorario e i flussi anticiclonici in senso orario, nell’emisfero sud avviene esattamente l’opposto. I venti occidentali, dominanti alle medie latitudini , subiscono i cambiamenti stagionali; le variazioni stagionali della velocità del vento sono la conseguenza della variazione stagionale del gradiente di temperatura. A ciò bisogna aggiungere che la corrente a getto del fronte polare presenta variazioni notevoli , raggiungendo in inverno latitudini vicine ai 35° . Ma anche nel corso di una stagione fredda i venti occidentali in quota subiscono variazioni irregolari. A settimane o decadi di bel tempo possono improvvisamente alternarsi periodi collegati ad attività ciclonica. Infatti quando il flusso da ovest verso est e quasi costante e la corrente a getto polare si mantiene alle alte latitudini avremo temperature miti e perturbazioni quasi inesistenti. Quando invece la corrente a getto tende a spostarsi verso sud , lo scorrimento ad alta quota comincia a disegnare vari meandri con movimenti ondosi di grande ampiezza creando un flusso di correnti da nord verso sud. Ciò fa aumentare il gradiente di temperatura intensificando lo scorrimento ad alta quota. In questo quadro inoltre, dalla massa d’aria calda principale si separano celle di aria fredda e celle d’aria meno calde. Durante questa fase il tempo in superficie è in prevalenza di tipo ciclonico, perturbato; durante il suo permanere grandi quantità di calore vengono ridistribuite alle latitudine medie, spostando aria fredda verso sud ed aria calda al nord. - Questo processo di ridistribuzione riduce il gradiente termico con un ritorno a un tempo atmosferico in superficie meno perturbato. Sullo scorrimento dei venti occidentali ad alta quota ci sono molte cose che debbono essere ancora scoperte o chiarite. Il movimento di tutte queste masse, piuttosto irregolare, rende sempre estremamente difficili le previsioni meteorologiche a media e a lunga scadenza.

Autore : Redazione

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