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Il Nord-Ovest stenta a guarire dall'INFERNO del 2003

Tutti i numeri di un’estate assolutamente clamorosa da ogni punto di vista. La lista dei record assoluti, il pietoso stato dei ghiacciai, lo zero termico alle stelle, fino al razionamento idrico e alle prospettive di una “continentalizzazione” climatica.

Climatologia - 13 Ottobre 2003, ore 16.18

E’ stata l’estate più calda della storia contemporanea. Quella del 2003 passerà infatti agli annali come la stagione più calda che l’uomo di oggi possa ricordare. Sarà difficile batterla: in molti casi i nuovi record fatti registrare hanno letteralmente “sbriciolato” quelli preesistenti, molti dei quali addirittura ridicolizzati. Ecco una breve lista di alcuni dei RECORD ASSOLUTI che hanno interessato il Nord-Ovest e l’Alto Tirreno. A Torino, per la prima volta dal 1753, è stata superata la soglia dei 40°C, con una punta assurda di 41.6°C, datata 11 agosto. Qualche chilometro più a nord, incastrata tra i “tremila” valdostani, Aosta ha fatto registrare ben 38.6°C in data 25 giugno. A Piacenza, l’11 agosto il termometro ha toccato “quota” 40.4°C. Firenze, qualche giorno prima (il 5), era salita a qualcosa come 41.1°C. Record assoluto anche a Parma, dove il giorno dopo (il 6) la colonnina di mercurio, per la prima volta nella storia della città emiliana, aveva raggiunto i 39.3°C. Clamoroso poi il dato di Trento, dove l’11 agosto si sono raggiunti i 40.7°C. A Lecco, sempre l’11 agosto, è stata la volta dei 42.0°C! Dulcis in fundo, Alessandria, nelle stesse ore, raggiungeva la temperatura record di un capoluogo di provincia del centro-nord, facendo registrare una temperatura da guinnes dei primati: ben 42.9°C! Ma la cosa che lascia sconcertati non è solo il singolo picco termico in sé – che pure ha assunto localmente cifre da capogiro – quanto piuttosto l’ossessiva perseveranza dell’anticiclone africano (assoluto padrone da maggio a settembre, con giugno ed agosto sugli scudi), e non ultima la macroscala con cui questo caldo si è preso briga di un Europa messa letteralmente a tappeto. Il gran caldo ha insistito su di un’area geografica molto vasta, comprendente, oltre al Nord-Ovest italiano, anche Penisola Iberica, Francia, Germania meridionale, regione alpina e settore occidentale del nostro Stivale, con temporanee sortite su Gran Bretagna e Penisola Balcanica. A risentirne maggiormente è stata proprio la Francia (si è parlato a lungo delle migliaia di vittime provocate direttamente o indirettamente dalla gran calura), nonché, come già detto, il Nord-Ovest italiano, dove tra l’altro si veniva da un inverno particolarmente avaro di precipitazioni e da una primvera tiepida e siccitosa. E poi non c’è mai stato, se non per questione di brevi momenti (o al massimo di ventiquattr’ore), un sol giorno, da giugno ad agosto compresi, in cui il termometro sia sceso al di sotto della media del periodo! Un’assurda coincidenza che ha contribuito non poco alla crisi dei ghiacciai. Una situazione a dir poco clamorosa e molto probabilmente mai accaduta prima (ci riferiamo sempre agli ultimi due secoli, da quando cioè siamo in possesso di dati scientifici per poter procedere verso una seppur sommaria ricostruzione del clima europeo). E’ tutto questo insieme di cose che fa paura, e che ha scatenato quell’inferno che noi tutti ricorderemo per sempre come l’Estate dei Record. Negli stessi giorni, l’arco alpino faceva i conti con la stagione più drammatica di sempre nella storia contemporanea. I ghiacciai, in più punti, hanno evidenziato una ritirata senza precedenti, dilapidando in pochi mesi depositi glaciali di secoli e secoli. Per svariate settimane l’isoterma di 0°C si è mantenuta oltre i 4000 metri, con punte di frequente superiori ai 4500 metri. In data 11 agosto 2003 lo zero termico si è portato oltre quota 4810 metri, vale a dire più in alto della vetta del Monte Bianco, la numero uno in Europa. In quel preciso momento non c'era suolo nell'Europa continentale ad essere interessato dallo zero termico! Non si hanno dati certi di una situazione del genere, ma con ogni probabilità tutto ciò non è mai accaduto negli ultimi due secoli. I ghiacciai ad inizio luglio si presentavano completamente privi di neve residua sotto i 3200 metri, quota che saliva a 3500 nel giro di due settimane! Provate a mettere assieme tutti questi ingredienti, e avrete fatto un cocktail devastante per le nostre regioni nord-occidentali. Già detto dei ghiacciai, resta precaria la situazione idrica, con molte città ridotte al razionamento idrico e con prospettive future tutt’altro che rosee. In molti parlano di “continentalizzazione” del clima. Solo teorie, certo. Per ora la disputa rimane aperta: si discuterà di questo e di altro in altre più opportune sedi. Ma intanto, e ci teniamo a rimarcarlo, al Nord-Ovest piove sempre di meno...

Autore : Emanuele Latini

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