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Il climatologo risponde

Domande che "scottano" al nostro meteorologo e climatologo Dott. Antonio Ghezzi.

Climatologia - 21 Maggio 2002, ore 17.07

Il Dottor A. Ghezzi, noto meteorologo e climatologo, risponde alle domande dei lettori. ANDREA VIGANO'di Milano chiede: "perchè gli Stati Uniti non vogliono ridurre l'uso di gas serra?" La risposta risulta complessa perché coinvolge da una parte la situazione economica statunitense dall’altra il pensiero politico del presidente USA G. Bush e del suo entourage scientifico. Gli Stati Uniti d’America, essendo la maggiore potenza economica, risultano i responsabili dell’emissione di oltre il 25% di anidride carbonica. La riduzione delle emissioni anche di una modestissima percentuale comporterebbe, per gli Stati Uniti, investimento di parecchi milioni di dollari. La giustificazione di Bush per non intervenire è che l’economia americana è al limite della recessione per cui, un simile esborso, sarebbe dannoso per il rilancio dell’economia stessa. L’altra ragione, a mio avviso molto più reale, risiede nel pensiero economico-sociale di Bush e di parte della comunità scientifica americana, una minoranza ma molto agguerrita e sostenuta economicamente da vari gruppi industriali. G. Bush non crede molto all’effetto serra. O meglio pensa che se anche ci fosse, non avrebbe quelle caratteristiche catastrofiche che gli si addebitano. In ogni caso l’ecosistema terrestre si adatterebbe rapidamente ai mutamenti climatici e l’uomo non ne sarebbe danneggiato. Inoltre confida che il progresso tecnologico saprà porre rimedio ad eventuali errori umani (l’uomo controllerà il tempo ed il clima?) in un quadro idilliaco di bene e prosperità. Quanto brevemente detto è il credo dei cosiddetti “ottimisti tecnologici” che pensano che il progresso possa rimediare a tutto. Un altro pensiero inquietante riguarda il possibile “utilizzo” dell’effetto serra da parte delle superpotenze e quindi anche dagli Stati Uniti (ad es. business dell’acqua), per esercitare ed aumentare il proprio potere sulle altre nazioni. GIORGIO SALIMBERTI di Brescia chiede: "Dottor Ghezzi, Lei crede nel feedback, il meccanismo di retroazione che fra molti anni ci riporterà in una fase glaciale?" Il feedback è un meccanismo cui si attribuiscono effetti conosciuti in termodinamica, elettrotecnica, biologia etc. E’ una fase essenziale per la spiegazione dei sistemi caotici (caos deterministico). In particolare Lorenz ha messo in luce anche per la meteorologia la sua importanza per la determinazione del tempo atmosferico. Detto questo bisogna notare, come per la nota curva di Milankovic, il fatto che i sistemi naturali siano ancora troppo complessi ed, in definitiva, anche disponendo di enormi risorse di calcolo si è costretti a semplificare, e non di poco, la trattazione delle variabili. La glaciazione, come risposta all’effetto serra, è una ipotesi logica ma semplificata. La sequenza degli eventi parte dal presupposto di variazioni come singole risposte e non come risposta complessiva del sistema. Per finire una domanda su tutte: “Nel corso della storia del pianeta terrestre, il meccanismo che ha portato alla glaciazione è sempre stato il medesimo?” FRANCA RIPETTA di Vicenza chiede: "Dottor Ghezzi, ritiene che l'uomo riesca ad influenzare il clima solo a livello locale o anche su scala globale? L'aumento della temperatura non potrebbe essere in gran parte la conseguenza di un ciclo naturale?" La domanda è molto interessante e costituisce il nucleo del problema. Vediamo quelle che secondo il mio parere costituiscono delle evidenze. Analizzando la storia climatica media terrestre della temperatura, quella documentata da misure, si è notato che i dati della serie storica oscillano intorno a determinati valori. Inoltre gli anni consecutivi di aumento, o diminuzione dei valori, raramente sono più di tre o quattro. Quando questi valori sono costantemente in aumento (trend), come avviene negli ultimi 15 anni, vuol dire che qualcosa di diverso sta accadendo. Le molte misure sullo spessore e sull’estensione, salvo poche eccezioni, dimostra che i ghiacciai si stanno ritirando. Contemporaneamente si è misurato un aumento di livello dei mari e degli oceani. Inoltre studi recenti hanno dimostrato la maggiore frequenza di circolazioni atmosferiche rare. Fin qui si può ipotizzare un possibile cambio climatico ma non è possibile precisarne la causa (naturale?, antropico?, naturale + antropico?). Altri elementi concorrono a puntare l’indice sulle cause antropiche, senza per altro escludere un concorso con quelle naturali (positivo o negativo?). Innanzitutto la correlazione positiva fra aumento degli eventi estremi ed il corrispondente dell’emissione di anidride carbonica. Poi l’aumento di temperatura delle acque continentali derivante da vari processi di raffreddamento (non ultimo quello delle centrali nucleari). Inoltre la comparsa di perturbazioni alle medie latitudini della forza di veri uragani tropicali (ad es. Francia 1999). La presenza contemporanea di tutti questi fenomeni, altri li ho tralasciati, non deve indurre al catastrofismo ma deve essere un serio avvertimento. D’altronde ragionando con il buonsenso, è bene “toccare” solo ciò che si conosce e nonostante gli ultimi notevoli progressi si deve convenire che il sistema meteoclimatico lo si conosce poco, come del resto tutte le complesse problematiche legate ai sistemi caotici (vedi feedback). Da ultimo una considerazione di natura etica: “Vale la pena per qualche centinaio di miliardi di dollari risparmiati, modificare forse in modo irreversibile l’ecosistema terrestre?”

Autore : Risposte di Antonio Ghezzi (meteorologo e climatologo di Meteo Italia S.r.l.)

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