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Il clima in Europa nell'ultimo mezzo secolo. Cosa è cambiato veramente? (Prima parte)

Analizziamo l'andamento degli indici teleconnettivi che hanno caratterizzato l'andamento della circolazione generale dell'atmosfera suddividendo per decenni i periodi considerati. In base ai dati messi in sequenza nei vari articoli che seguiranno, cercheremo quindi di comprendere cosa sia cambiato e perchè

Climatologia - 22 Aprile 2008, ore 10.40

Il clima è cambiato. Lo sappiamo tutti e molti ne parlano anche a sproposito millantando catastrofi e puntando a testa bassa il dito contro all'Uomo. Qui non vogliamo trovare un responsabile (sempre che un responsabile esista) ma cercare di comprendere cosa è cambiato in questi anni. Gli indici teleconnettivi, intesi come caratteristiche oceaniche o atmosferiche collegate a distanza attorno al globo, ci possono essere di grande aiuto, soprattutto laddove i valori sono certificati e continuativi. Gli indici oceanici come la PDO (Oscillazione delle temperature sul Pacifico boreale), ENSO (Nino, Nina, oscillazione delle temperature del Pacifico equatoriale) e AMO (Oscillazione delle temperature dell'Atlantico boreale) sono i più affidabili e possono darci molte informazioni. La NAO e l'AO sono gli indici spia della pressione sul nostro continente e per questo ci suggeriranno ulteriori particolari. Andiamo ora a vedere cosa succedeva negli anni'50. La mappa delle anomalie pressorie indica una zona positiva (con maggior presenza anticiclonica) sulle isole Aleutine e una negativa (basso pressoria) sul'Alaska. Questa conformazione ricalca bene quanto si manifesta in condizioni di PDO negativa. Le acque del Pacifico risultano più calde nel settore centrale e occidentale dell'oceano mentre lungo le coste nord-americane abbiamo lo scorrimento di correnti più fredde. Più in basso, nella zona equatoriale, l'oceano risponde con acque più fredde della norma in zona ENSO. Gli anni presi in considerazione mostrano infatti una Nina che prevale di gran lunga sui limitati episodi di Nino. Le onde planetarie (traiettoria serpeggiante della corrente a getto polare intorno all'emisfero) seguono le involuzioni delle anomalie oceaniche anzidette e una volta giunte in Atlantico, oltre che dall'impatto contro le Montagne Rocciose nord-americane, vengono deviate dall'AMO che in quegli anni era in fase decisamente positiva. Morale l'alta pressione subtropicale si distende verso le isole Britanniche e le alte latitudini atlantiche andando a disturbare il vortice polare. Gli indici NAO e AO risultano infatti prevalentemente negativi. L'Italia e il bacino centro-orientale del Mediterraneo rimangono sotto il tiro di frequenti irruzioni fredde di origine settentrionale o nord-orientale che favoriscono estati fresche e inverni alquanto rigidi. Ancora oggi molti ricordano perfettamente l'inverno nel quale si inserisce lo storico episodio nevoso del febbraio 1956. In sostanza ci troviamo dinnanzi ad un periodo che nel complesso evidenzia una caratteristica peculiare: le temperature risultano inferiori a quelle attuali e il clima risulta leggermente più piovoso. Tutto ciò corrisponde perfettamente anche alle testimonianze di allora le quali ci raccontano la corrispondente "sensazione umana" che senza dubbio si discosta da quella attuale descrivendo un clima decisamente più freddo e umido.

Autore : Luca Angelini

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