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I parametri meteorologici della Sicilia: un potenziale turistico curativo da rivalutare.

La Sicilia non è il nord-Africa.

Climatologia - 22 Marzo 2002, ore 09.57

Il clima siciliano è mediterraneo, ma corrisponde soltanto in parte al mito che lo vorrebbe “dolcissimo”. Infatti, se la posizione geografica dell'isola ha in ogni tempo suggerito l'idea della mitezza del clima, l'influenza mediterranea scema fortemente negli altipiani interni e sui rilievi più consistenti. Peraltro, la persistenza di temperature relativamente alte per un lungo periodo annuo contribuisce a rafforzare l'opinione di una Sicilia sempre calda, percezione acuita dalla forte luminosità estiva e dalla contemporanea scarsezza di nebulosità e di piogge; ma, nei mesi invernali piovosi, e specialmente da metà novembre a febbraio, il pur breve inverno si avverte come un prolungarsi dell’autunno. La concentrazione delle precipitazioni in un solo periodo dell'anno, dalla fine d'autunno all'inizio della primavera eleva il tasso di umidità e determina condizioni di semiaridità, per almeno due-tre mesi, su quasi la metà della regione. La conferma della mitezza del clima solo sulle zone costiere ci viene dall’analisi delle isoterme (carta annuale) e da questi dati, da cui si evince la differenza dei valori di temperatura dalle coste all’interno. La temperatura media di gennaio, mese più freddo, è a Palermo e Messina di 11°C e, in altre località costiere o litoranee, come Tindari, Licata, Lentini, si aggira sui 10°C; ma questa media scende già a 8,5°C a Calatafimi, a 7,9 °C a San Giuseppe Iato (sui monti del Palermitano), a 6,6 °C a Lercara Friddi (a 600 m nelle Madonie), a 4,4 °C ad Enna (alta 950 m), a 1,8°C a Floresta (centro montano degli alti Nebrodi), e sotto zero sull'Etna oltre i 1800 m. Si tratta dunque di tre principali ambienti termici: i litorali, le zone interne e la cuspide montana nord-orientale. L'escursione annua delle temperature a non grande distanza dalle coste è già avvertibile, anche se nel periodo più caldo dell'estate la differenza tra litorali e aree di alta collina o di bassa montagna è limitata a 2-3 °C. Non dobbiamo sottovalutare che lo Scirocco, vento caldo, che in realtà proviene dalle sabbie infocate dei Sahara, trasportate sull'isola sotto forma di pulviscolo rossiccio, spira con irregolare periodicità, per due o tre giorni di seguito. E’accertato che parecchie colture di pregio non riescono a prosperare, senza una adeguata irrigazione, e parallelamente anche il ritmo di vita umana soffre in presenza di questo tipo di situazione meteorologica. Le stesse precipitazioni anche se non difettano in assoluto, si distribuiscono con grande irregolarità nelle stagioni e nelle varie aree dell'isola; inoltre, gli scostamenti positivi e negativi dalle medie possono essere notevoli da un anno all'altro. In linea di massima, esistono due stagioni: una piovosa, che va da ottobre inoltrato a marzo, con massimi tra novembre e gennaio; l'altra asciutta, che vede un trimestre siccitoso (giugno-agosto) in un arco semestrale con poca pioggia, che va da aprile a settembre. Il rilievo esercita un notevole influsso anche in questo caso; le regioni più piovose risultano l'area montana di nord-est (ad es., a Floresta cadono più mm di pioggia), ma pure i rilievi che coronano a Conca d'Oro, i Sicani, le più elevate zone dei tavolati iblei e dell'Ennese. Invece, davvero siccitose sono alcune cimose litoranee del Sud estremo (a capo Passero cadono solo 380 mm annui), della punta occidentale e della piana di Catania (500 mm circa); ma a Palermo si toccano già i 700 e a Messina si sale oltre i 900. I due terzi dell'isola, comunque, non ricevono più di 700 mm annui: non è una quantità esigua, ma più sfavorito è appunto il versante "africano", ove, peraltro, abbondano le argille impermeabili (con la conseguente scarsa capacità dei terreni di assorbire l'acqua), sicché le sorgenti sono modeste. La lunghezza della stagione asciutta, poi, determina senz'altro condizioni di forte evaporazione - ed il ciclo vegetativo delle piante ne risente - ma non è il caso di evocare l'aridità nordafricana, e dunque la Sicilia dell'immaginazione. Infatti, l'indice di aridità, che deriva dal rapportare temperature e precipitazioni (minore l'indice, maggiore l'aridità) oscilla tra 10 e 15 (indicando cioè semiaridità intensa) in cimose ristrette e nella calda piana di Catania, e tra 15 e 20 (semiaridità) su buona parte della facciata litoranea e collinare meridionale; invece, la maggior parte del territorio siciliano è compreso tra 20 e 30, ossia in un'area di semiaridità estiva, e le zonature dei rilievi principali salgono da 30 a 60 (umidità netta) sull'Etna e gli alti Nebrodi. A cura di www.meteosicilia.it

Autore : Franca Mangianti, UCEA

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