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Global warming: normale oscillazione naturale o colpa dell'uomo?

Il global warming è il proseguimento delle tante oscillazioni naturali del nostro pianeta oppure la colpa in questi ultimi decenni è effettivamente dell'uomo? Approfondiamolo insieme.

Climatologia - 6 Settembre 2019, ore 17.10

 

Temperature dei mari di un grado più elevate di quelle odierne, ghiacci marini che si ritirano velocemente in tutto l’emisfero nord, caldo insolito in regioni abitualmente fredde. Se il lettore pensasse di trovarsi dinnanzi a qualche altra grave conferma del global warming in atto si sbaglierebbe di grosso. Questi in realtà sono solo piccoli indizi di quello accadde durante il così detto periodo caldo medioevale, conosciuto anche col termine di Optimum climatico.
Un fenomeno globale della durata di più di 350 anni - che va dal IX agli inizi del XIV secolo - nei quali le temperature erano decisamente più elevate di quelle attuali.

Ma come è possibile? Dopotutto allora non c’era nessuna forma di inquinamento e l’effetto serra del tutto inesistente. In assenza di risposte certe non ci rimane che analizzare cosa accadde veramente in quegli anni, provando magari a immaginare come affronterebbero fenomeni simili i media del terzo millennio.

Partiamo da quello che accadde nella terra dei ghiacci per eccellenza: la Groenlandia. Quando l’esploratore vichingo Erik il Rosso la scoprì nel 975 D.C. le sue coste meridionali erano completante ricoperte di foreste. Ricordiamo al lettore, se ce ne fosse bisogno, che quelle stesse zone sono oggi ricoperte di ghiacci e nemmeno piante tipiche della tundra come i licheni riescono a crescervi. Ma incredibilmente la Groenlandia di quegli anni si rivelò una terra facilmente coltivabile tanto che i guerrieri del nord abbandonarono le armi per darsi alla coltivazione di grano e orzo, con più di 620 fattorie e una popolazione locale stimata in poco meno di 10 mila abitanti. Una condizione eccezionale che durò fino al XIV secolo quando le temperature cominciarono a calare preannunciando la piccola era glaciale.
 
 
Che spiegazione darsi considerando che a quei tempi smog ed eccesso di CO2 nell’aria non ancora nemmeno lontanamente all’ordine del giorno? Passiamo ora ad un altro evento legato al periodo caldo medioevale che all’epoca colpì profondamente l’immaginario collettivo. Nell’arco di un secolo la vite, pianta delicata per eccellenza, cominciò a crescere circa 500 km più a nord del normale. Tanto che mentre gli attuali vitigni arrivano al massimo a Francia e Germania intorno al 1300 colonizzavano ampie zone del Regno Unito. Ma non solo: i tralci si  spingevano anche fino ai 780 metri di quota, lasciando quindi intuire agli esperti che la temperatura fosse di 1.4 gradi celsius più elevata di quella odierna. 
 
Vi è poi la questione dei ghiacci marini. Il pack in tutto l’emisfero settentrionale ridusse la propria estensione a livelli ben inferiori a quelli attuali. E per la gente del tempo fu una vera sorpresa. Infatti i vichinghi mai avrebbero supposto di poter arrivare alla Groenlandia fino a qualche anno prima. E vale la pena ricordare che i navigatori del nord all’inizio dell’XI secolo giunsero perfino a Newfoundland, una isola nell’attuale provincia canadese del Labrador. Solo qualche decennio prima vi sarebbero potuti giungere solo camminando a piedi sulla banchisa.
Vale la pena sottolineare e ribadire al tempo stesso che questi non sono fatti testimoniati unicamente da fonti storiche. Centinaia di accurate ricerche scientifiche basate su carotaggi del ghiaccio e analisi di piante fossili confermano che l’Optimum medioevale si manifestò con un clima ben più caldo di quello attuale.
 
Nel 2009 il climatologo Michel Evan Mann sostenne infatti che nella regione nord atlantica e in quella europea, asiatica e nord americana il periodo caldo medioevale portò certamente a temperature superiori a quelle registrate alla fine del XX secolo.
D’altronde era già stato Lloyd D. Keigwin a stabilire nel 1996 che il mar dei Sargassi intorno all’anno mille aveva raggiunto una temperatura di 1 grado più elevata di quella attuale. Il tutto tramite una rigorosa indagine col radiocarbonio sui sedimenti prelevati dai fondali.
Sensibili aumenti termici in quel periodo sono poi stati ampiamente confermati da studi nella baia di Chesapeake tra il Maryland e la Virginia, nel bacino orientale di Bransfield in Antartico, in Cile, in Equador, nel lago Nakatsuma in Giappone e perfino in Oceania.
Così come periodi di forte siccità sono dimostrati sempre per lo stesso periodo in California, Alaska e Africa. E a proposito del continente africano vi è poi da tenere presente la recentissima indagine del Professor Sebastian Luning. Nel suo studio lo scienziato tedesco ha valutato ben 42 precedenti analisi arrivando alla conclusione che la penisola arabica e l’Africa sperimentarono un forte riscaldamento dal 1000 al 1200.
 
Incomprensibilmente però il mondo accademico liquida facilmente la questione: la calda fase medioevale fu causata da un periodo in cui la radiazione solare era maggiore e l’attività vulcanica estremamente ridotta.
Al contrario, sempre secondo la maggioranza degli studiosi, l’attuale fase di riscaldamento globale è certamente dovuta all’uomo.
 
L’autore di questo articolo, pur non mettendo in discussione il global warming o la serietà delle analisi scientifiche, non può fare a meno di trovare queste conclusioni un po’ semplicistiche. Come accennato in un precedente articolo, il monopolio culturale di chi vede nell’homo sapiens la causa di tutti i cambiamenti climatici attuali è diventato totale, tanto che una qualsiasi opinione alternativa viene bollata come eretica e condannata senza riserve.
Potrebbe essere interessante al contrario mettere in discussione anche quelle che sembrano certezze assolute. Dopotutto una sola cosa è certa: il pianeta terra nel corso di milioni di anni ha vissuto oscillazioni nelle temperature cicliche, con intervalli che potremmo identificare quasi come regolari.
Basti pensare che prima dell’Optimum medioevale vi fu un altro periodo in cui la colonnina di mercurio si alzò di diversi gradi.
 
Un periodo conosciuto col nome di periodo caldo romano che cominciò negli anni della nascita di Cristo e si concluse all’inizio del IV secolo.
Madre natura, fino all’avvento dello smog, ha quindi fatto autonomamente il suo corso ed è questo una fatto che possiamo definire innegabile: il perché invece questa volta ci si debba per forza trovare dinnanzi a un’eccezione nella quale la colpa è tutta dell’uomo rimane un mistero.
E tu cosa ne pensi? Ritieni che il global warming sia il proseguimento delle tante oscillazioni naturali del nostro pianeta oppure ritieni che la colpa in questi ultimi decenni sia effettivamente dell'uomo?

Autore : Dott. ALESSANDRO ASPESI

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