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Gli uragani colpiscono anche l'Europa?

L'idea può farci paura ma le tempeste che si abbattono ogni hanno su parte del nostro Continente possono causare gli stessi danni.

Climatologia - 28 Maggio 2004, ore 14.55

Quando sentiamo le parole uragano, tifone, ciclone ci vengono subito alla mente paesaggi tropicali o orientaleggianti sconvolti dalla furia di mare, vento e piogge. In effetti, le violente perturbazioni classificate in quel modo presentano dei segni caratteristici che le distinguono dai cicloni extra-tropicali (quelli che comunemente investono le nostre latitudini). Gli uragani infatti possono generare dei venti fino a 150-160 km/h e sono riconoscibili dalla tipica forma circolare (o ellittica) con un occhio proprio nel mezzo, dove il vento è quasi calmo e il cielo spesso sgombro di nubi. La domanda che ci siamo posti all'inizio era se questo tipo di perturbazioni possano raggiungere l'Europa. Tecnicamente non è possibile, nel senso che le condizioni per cui si formano, ad esempio temperatura del mare superiore ai 28° e forza deviante molto bassa non si verificano alle nostre latitudini. Spesso accade che le nostre coste siano investite da cicloni declassati a tempeste tropicali o semplici perturbazioni. Accantonando per un attimo le definizioni che si trovano sui manuali di meteorologia, concentriamoci sugli effetti prodotti mediamente da un uragano: venti superiori a 120 km/h, piogge torrenziali e danni ingenti. In Europa il tempo è governato, per gran parte dell'anno, da due figure bariche antagoniste: il Ciclone d'Islanda e l'Anticiclone delle Azzorre. In inverno, la depressione semipermanente vicino all'Islanda viene spesso alimentata da aria molto fredda proveniente dal Polo che la approfondisce fino a valori pressori di 950-960 Hp. Per i meccanismi che regolano la NAO, l'alta pressione Azzorriana diviene molto forte con dei massimi anche di 1040-1050 Hp. Quando le due figure si danno battaglia sul nostro Continente, l'enorme differenza di pressione crea una ragnatela di isobare molto fitte e ravvicinate tra di loro. Questo genera dei venti molto violenti nel cui letto si inseriscono intensi sistemi nuvolosi capaci di riversare abbondanti piogge proprio sulle zone dove questo scontro è più marcato. I fenomeni appena descritti sono noti anche come le "Tempeste del Nord Europa" perché spesso in autunno e in inverno si abbattono su nord Francia, Regno Unito, Scandinavia, Paesi Bassi e nord Germania. Negli ultimi 20 anni le più intense si sono avute nel dicembre 1986, nel febbraio 1990, nel gennaio 1993, nel febbraio 1997, nel dicembre 1999 (nota come la "Tempesta del secolo") e nell'ottobre del 2000. Dopo il loro passaggio hanno lasciato devastazioni e vittime (31 nel febbraio del '90), con venti che hanno raggiunto anche i 150 km/h, come accadde a Parigi poco prima del Capodanno 2000, in cui, lo ricorderete, si sono avuti morti e danni e sono stati divelti centinaia di alberi secolari. Queste perturbazioni, anche se non hanno la caratteristica forma di un uragano, si abbattono regolarmente sul Vecchio Continente con quella stessa fenomenologia, già da tempi molto antichi. Potremmo dire che i loro venti raggiungono la forza "uragano". Ad esempio, leggendo alcune cronache del passato, si osserva come nel 1588, "l'Invencible Armada", la potentissima flotta spagnola che si apprestava a lanciare un feroce attacco all'Inghilterra, fu spazzata via tra agosto e settembre da due di queste tempeste, una in prossimità delle coste scozzesi e l'altra nel Golfo di Biscaglia, dove stavano riparando le imbarcazioni superstiti.

Autore : Simone Maio

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