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Esclusivo: analisi sulle nevicate a Sasso Marconi dal 1976 al 2001

Analisi degli episodi nevosi verificati a Pontecchio Marconi (BO) negli ultimi 25 inverni. Considerazioni sui singoli fenomeni, sulla loro distribuzione mensile e decadale, sulla tendenza evolutiva nel corso degli anni delle quantità accumulate.

Climatologia - 10 Gennaio 2002, ore 08.17

INTRODUZIONE Questo breve studio vuole esse un resoconto riguardo alle nevicate verificatesi a Pontecchio Marconi nel corso degli ultimi 25 inverni, e cioè nel periodo dal 1976-77 fino al 2000-01. I dati sono stati rilevati in località Pontecchio Marconi, frazione del comune di Sasso Marconi, situata 13 km a sud di Bologna, nella bassa valle del Reno, ad una quota di 75 m. slm; le misurazioni in cm di ogni evento nevoso sono state effettuate su suolo inerbito, perfettamente pianeggiante e situato in aperta campagna, allo scopo di ridurre al minimo gli effetti di accumulo irregolare o di precoce scioglimento dovuti all'urbanizzazione. Verranno qui analizzati sia i singoli fenomeni più significativi, sia la distribuzione temporale degli stessi, anche ricercando eventuali linee di tendenza per prevedere l'evoluzione di tali fenomeni negli anni futuri. 1. ANALISI DEI SINGOLI FENOMENI Nella nostra località le neve è certamente, tra tutti gli eventi meteorologici, il meno frequente, e si verifica solo in concomitanza di una serie di fattori meteo; in particolare deve associarsi una precipitazione con una temperatura al di sotto dello zero, o perlomeno prossima allo zero, al suolo e negli strati superiori. Il clima del basso Appennino bolognese pare non molto propenso ad associare tali parametri in misura favorevole, in quanto sovente le irruzioni di aria fredda giungono con correnti settentrionali od orientali piuttosto secche, mentre le precipitazioni giungono con correnti sud-occidentali spesso troppo miti per consentire alla neve di giungere fino al suolo. Fortunatamente si verificano delle eccezioni, così che possiamo avere nevicate da irruzione fredda, con la temperatura che si porta allo zero quando ancora le precipitazioni sono in atto, oppure nevicate da raddolcimento con scorrimento di aria caldo-umida su un preesistente cuscinetto di aria fredda. Da una prima analisi dei fenomeni nevosi degli ultimi 25 anni, si nota un sostanziale equilibrio tra le due "categorie" così formalmente distinte, anche se pare evidente una certa prevalenza di nevicate da cuscinetto nei primi anni esaminati, mentre negli ultimi anni queste sono quasi scomparse lasciando spesso il campo a episodi di gelicidio a causa di violente sciroccate in quota, contro le quali il cuscino freddo pare non essere più in grado di resistere. La nevicata più abbondante verificata, non solo per quantità ma anche per durata del fenomeno, è senza dubbio quella del 13-14-15-16 gennaio 1985: iniziata alle ore 10 di una gelida domenica mattina, con circa -8°C, proseguì con brevi pause fino alle 22 del mercoledi, quando però la temperatura era ormai prossima allo zero, totalizzando un cumulo di 58 cm. Resta questo un episodio straordinario che interessò buona parte delle grandi città del nord Italia. Ben distante, al secondo posto, si trova l'episodio del 30 dicembre 1979, quando in sole 7 ore caddero ben 36 cm! Si tratta comunque della nevicata di maggiore intensità, con un incremento orario medio di 5,14 cm/h. Al terzo posto ancora un episodio del mitico 1985, quando i giorni 8-9 gennaio videro cadere in 35 ore quasi ininterrotte la bellezza di 32 cm di neve, con una temperatura costantemente inferiore ai 6 gradi sottozero. Altro fenomeno importante per intensità è quello abbastanza recente del 21 novembre 1999, quando dalle 4 di notte alle 11 del mattino caddero 26 cm di neve piuttosto bagnata, con un incremento di 3,71 cm/h; fortunatamente rientrai a casa tardi quella notte, di ritorno da Udine dove avevo assistito all'anticipo serale del campionato (Udinese-Bologna 2-1), così ho potuto assistere allo spettacolo di una nevicata così intensa. Riguardo alla distribuzione temporale delle nevicate, la più precoce risulta essere quella del 3-4 novembre 1980, in cui caddero 12 cm di neve piuttosto bagnata che provocò parecchi danni alle piante ancora cariche di foglie; quasi a smentire i vari proverbi, in quell'inverno ci furono comunque parecchi altri episodi. La nevicata più tardiva risale al 18 dicembre 1991, quando una clamorosa irruzione di aria artica scavò un'intensa depressione proprio sull'Appennino settentrionale; i 17°C del pomeriggio del giorno 17 divennero solo 2 alla sera, quando tra lampi, tuoni e forte vento iniziò a scendere una fitta pioggia ghiacciata poi trasformatasi in neve intorno alle 22, per proseguire fino alle 19 del giorno seguente. Furono solo 10 cm a Pontecchio, ma oltre 50 cm in località Medelana, che dista solo 14 km, ma è a 680 m slm: complessivamente, in meno di 24 ore, la precipitazione fu di 59 mm. 2. ACCUMULO COMPLESSIVO PER OGNI INVERNO Fortunatamente, solo in un inverno il conteggio dei centimetri accumulati è stato nullo, e mi riferisco alla stagione 1994-95, in cui si verificarono sporadici episodi di nevischio ma senza mai accumulare neppure un cm al suolo. Di contro, l'anno di grazia è ovviamente il 1984-85, con un accumulo complessivo di 110 cm. Se questi sono gli estremi, al loro interno esiste una notevole variabilità; in totale, nei 25 anni considerati, sono stati misurati 973 cm di neve, con una valore medio di circa 39 cm per inverno. Tuttavia, tale valore medio ha una bassa rilevanza statistica: infatti, analizzando la curva di distribuzione per classi di passo 20 cm, osserviamo una disegno non a campana tipo gaussiana, bensì ad iperbole, con ben 10 casi nell'intervallo 0-20 cm, 4 casi ciascuno negli intervalli 21-40, 41-60, 61-80, 2 casi nella classe 81-100, 1 solo caso oltre 100 cm. Occorre precisare che dei 10 inverni inferiori a 20 cm, addirittura 7 si sono verificati negli ultimi 10 anni. Considerando invece il valore medio per blocchi di 5 anni, si può rafforzare l'ipotesi di una sostanziale tendenza alla diminuzione delle precipitazioni nevose; infatti si ha una media di 65 cm per il periodo 1976-81, che scende a 59 cm nel quinquennio seguente, quindi a 31 cm (1986-91), 20 cm (1991-96) fino a 19 cm nel quinquennio 1996-2001 3. DISTRIBUZIONE MENSILE E DECADALE DELLE NEVICATE Considerando l'accumulo medio in cm, il mese più nevoso è gennaio, con il 33,3% dei cm caduti; seguono febbraio (21,2%) e dicembre (20,8%) praticamente sullo stesso piano; marzo contribuisce per il 12,2%, novembre con 11,3%; quindi aprile con l'unico episodio già citato con il 1,1%. Valutando invece inverno per inverno, notiamo che 8 volte è stato dicembre il mese più nevoso, mentre 7 volte il primato è toccato a gennaio; 4 volte a testa per novembre e marzo. Prendendo in esame la sola presenza di eventi nevosi, indipendentemente dai quantitativi in cm accumulati, allora osserviamo che dicembre è presente in 18 inverni su 25, contro le 17 presenze di gennaio e le 13 di febbraio; ciò porta a concludere che in dicembre nevica comunque spesso, ma gli accumuli maggiori si possono avere in gennaio, mese che però è ultimamente molto penalizzato dagli anticicloni invernali. Un'analisi limitata agli ultimi 8 inverni, sottolinea questo fatto: dal 1993 al 2001, gennaio ha portato solo 18 cm in 8 anni, con una percentuale di appena 11,6% sul totale misurato, contro i 61 cm portati da dicembre, pari al 39,3%. Per quanto riguarda i mesi interessati da nevicate in ogni inverno, in soli 3 casi esse sono state concentrate in un solo mese, e precisamente nel 1982-83 (19 cm in febbraio), 1987-77 (5 cm in dicembre), 1998-99 (26 cm in febbraio). In 6 inverni invece la neve è caduto distribuita su 4 mesi, in 8 inverni su 3 mesi e in 7 inverni su 2 mesi, quindi mediamente ci si può attendere una distribuzione su 2 o 3 mesi, ma anche per questo parametro esiste una notevole variabilità. Passando ora alla distribuzione per decade dei cm caduti, si osserva come il periodo più prolifico sia la seconda decade di gennaio (16,5% del totale), mentre curiosamente risulti assai poco prolifica la terza decade di gennaio, con appena il 4,4% del totale, notevolmente inferiore, ad esempio, alla prima di marzo (8,9%) o alla terza di novembre (8,8%): dal punto di vista climatologico, ciò potrebbe dipendere dal fatto che in quel periodo si verifica una prima ripresa delle temperature quando ancora manca l'instabilità più tipica della seconda parte dell'inverno. Passando ad una disamina dell'evoluzione nel corso del periodo considerato, si nota che la tendenza alla diminuzione che abbiamo prima osservato riguardo ai cm accumulati totali, si manifesta anche nel numero di decadi interessate da episodi nevosi: da un valore medio di 4,6 nei primi 2 quinquenni, si passa ad un valore di 2,4 nel periodo 1996-2001. Ciò porta a concludere che il calo dei cm di neve caduti sia dovuto più alla carenza di episodi nevosi che non alla loro consistenza complessiva. Infatti, anche negli ultimi anni si sono registrati episodi importanti, come il 13 dicembre 1995 (28 cm), il 10 febbraio 1999 (26 cm) e il 21 novembre 1999 (26 cm), ma si è trattato di episodi isolati in un contesto decisamente poco favorevole alle nevicate. 4. CONCLUSIONI Da questa breve analisi, fermo restando che un periodo di 25 anni è molto breve per trarre conclusioni riguardo a qualunque tendenza climatologica, è facile dedurre che non si stia attraversando un periodo molto felice per le nevicate, almeno per quanto riguarda la località Pontecchio Marconi. La tendenza alla diminuzione nei centimetri accumulati è evidente, così come è preoccupante il calo nella frequenza di episodi nevosi. Più complesso è determinare se la causa sia più legata ad un incremento delle temperature invernali o ad una diminuzione delle precipitazioni nello stesso periodo. Da una prima osservazione dei dati di temperatura, si potrebbe rispondere che questa sia la causa primaria; tuttavia l'interpolazione dei dati non ha permesso di trovare una dipendenza diretta tra basse temperature invernali e cm di neve caduti. In effetti, frequentemente una bassa temperatura media invernale è legata alla presenza, per lunghi periodi, di un regime anticiclonico, quindi non f! avorevole alle precipitazioni. Naturalmente, il 1985 fa storia a parte in questo senso. Molto probabile quindi che si tratti di una stretta interazione tra le 2 principali componenti in causa, cioè temperature e precipitazioni, interazione che va al di là di una semplice somma di effetti medi. Risulta in effetti molto difficile spiegare, ad esempio, perché non riescano più a verificarsi nevicate da scorrimento su cuscinetto; non certo per un aumento di 0,5°C della temperatura media, visto che si sono avuti ingressi di scirocco in quota con temperature di 6 o 7°C ! Tuttavia va ricordato come, negli ultimi anni, a seguito di irruzioni di aria fredda su preesistenti depressioni, si siano verificate con una certa frequenza, abbondanti nevicate a quote appena collinari, mentre in fondovalle cadeva solo nevischio. Forse, sarebbero stati sufficienti alcuni di quegli episodi per annullare la netta tendenza al ribasso che invece dobbiamo riscontrare. In questi casi, anche una lieve differenza di mezzo grado di temperatura, poteva essere sufficiente a trasformare una banale pioggia mista a neve in una consistente nevicata. La speranza è che tutti questi dubbi possano essere fugati da una ripresa delle precipitazioni nevose, così da riportarci in prossimità dei valori misurati tra il 1976 e il 1987.

Autore : Walter Boschetti

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