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DOSSIER inverno 2014-2015: mitezza anche eccezionale ma tante precipitazioni!

L’inverno 2014-’15 sulle regioni centrosettentrionali italiane è stato più mite della norma e con precipitazioni in generale confrontabili alla media ma con significative differenze nell’arco della stagione e localmente anche nettamente superiori al clima del periodo 1961-‘90.

Climatologia - 5 Novembre 2015, ore 09.53

Dopo un inizio d'inverno estremamente mite e un periodo natalizio che ha regalato agli operatori turistici alpini solo pochi giorni di diffusa copertura nevosa,
alla fine del mese di gennaio le temperature sono calate, avvicinandosi a valori più prossimi alla norma, permettendo alla neve di tornare ad imbiancare sia le valli
alpine, che, localmente, le pianure.

L’analisi sinottica sull’Europa evidenzia per la stagione invernale la presenza di un intenso dipolo sul Nord Atlantico con un‘anomalia negativa sulla
Groenlandia e una positiva al centro del Nord Atlantico, indicativa di una intensificazione delle correnti atlantiche che nel corso dello scorso inverno hanno avuto un asse prevalentemente spostato a nord.

Questa configurazione di larga scala ha favorito maggiori precipitazioni sull'Europa centro-settentrionale e un minore apporto sul Mediterraneo.

Gran parte dell’Europa centrale e orientale ha visto per l’inverno 2014-‘15 il prevalere di un’anomalia termica positiva, in particolare su Finlandia e Russia, mentre sulla penisola iberica i valori sono stati inferiori alla media.

PRECIPITAZIONI
Le precipitazioni totali sulle regioni del centro-nord Italia sono state su
gran parte del territorio confrontabili alla media, raggiungendo però localmente
valori di tutto rilievo pari al doppio dei valori climatici del periodo di riferimento
1961-'90.

Tra le regioni interessate da precipitazioni più abbondanti si trovano in particolare la zona appenninica tra Toscana e Liguria, il versante adriatico degli Appennini tra Emilia-Romagna e Marche, parte del Friuli, le Alpi centrali e il Piemonte sudoccidentale.

In molte di queste aree i totali stagionali sono stati circa il doppio dei
valori di riferimento del periodo 1961-'90. Inoltre, su gran parte dell'Appennino
settentrionale e marchigiano il numero di giorni piovosi è stato superiore a 40, il che significa che è piovuto più di un giorno su tre.
Il mese più ricco di precipitazioni della stagione è stato febbraio quando, ad
esempio, in alcune aree in Romagna sono stati registrati totali pari a 4-5 volte i totali
mensili del periodo 1991-2010.

TEMPERATURE
Le temperature sono state in media miti, con valori particolarmente alti a dicembre e gennaio, ma più prossimi alla norma climatica a febbraio


In Pianura Padana le temperature minime più alte sono state registrate lungo la fascia pedecollinare emiliano romagnola, dove il numero di giorni con gelo è stato inferiore a 20.
Temperature decisamente miti sono state registrate lungo la costa tirrenica e,
seppure in misura minore, lungo quella marchigiana.

Anche la media delle temperature massime è stata abbastanza mite con valori sopra a 0 °C (indicative di molte giornate con disgelo) non solo su tutte
le pianure, ma anche in gran parte dei fondovalle alpini.
L'inverno è stato caratterizzato da una anomalia termica media rispetto al trentennio 1961-'90 un po' superiore ai 2 °C ed è stato il quinto più caldo della serie.

All'interno della stagione, come già menzionato, il mese più caldo è stato dicembre, con 3 °C di anomalia termica media ed il terzo più caldo dopo il 2006 e il 2013.
Ad esempio, in Piemonte il dicembre 2014 è stato il più caldo degli ultimi 57 anni,
e a Bolzano è stato il più caldo dall’inizio delle osservazioni (1850).

Anche gli altri mesi si sono comunque mantenuti sopra la media climatica: a Bolzano, ad esempio, il gennaio 2015 è stato uno dei più miti. Infine presso la stazione di
Trento Laste lo scorso inverno è stato il secondo più caldo dal 1920 e a Rovereto
il più caldo dal 1935.
Vale la pena ricordare che, nel corso dei mesi considerati, si sono verificati molti giorni di foehn: ad esempio, a gennaio in Piemonte sono stati registrati ben 17 giorni di foehn, pari a più di metà dei giorni del mese. Un evento particolare è stato
quello tra il 9 e l'11 gennaio, quando forti venti di foehn hanno interessato il Trentino e l'Alto Adige determinando temperature massime particolarmente elevate, tanto che in alcune località trentine come Lavarone e Cavalese sono stati battuti i
precedenti record di temperatura massima e a Lasa, in Alto Adige, la massima
temperatura ha raggiunto i 21°C, valore mai registrato in gennaio dall’inizio delle misurazioni.
Negli stessi giorni anche in Piemonte, sempre a seguito di foehn, sono stati battuti i record di temperatura massima per il mese raggiungendo a Viola
(CN) i 26,4 °C.
Le temperature particolarmente miti di dicembre e gennaio hanno creato problemi localmente sull'arco alpino anche per la produzione di neve artificiale.

NEVE
In generale, le temperature miti hanno portato un innalzamento medio della
quota limite delle nevicate su tutto l'arco alpino e appenninico e la copertura del
manto nevoso ha risentito molto anche dell’effetto frequente del vento sia in
positivo, accumulando la neve sui crinali, che in negativo, spazzandola come nel
caso dei Piani del Montasio in Friuli  Venezia Giulia. In questa
regione, la neve fresca caduta dal 1° novembre 2014 al 30 aprile 2015 è risultata
limitata anche in quota.
A Sella Nevea (a 1840 m slm) nella stagione sono stati misurati poco più di 520 cm di neve fresca contro una media trentennale di 730 cm.
Tale valore supera di poco il 10° percentile della distribuzione. Anche in Veneto, la cumulata della neve fresca invernale è risultata inferiore alla media climatica, localmente anche in maniera significativa.
Più a ovest, invece, gli accumuli di neve fresca, pur essendo stati ovunque molto
inferiori a quelli eccezionali dello scorso anno, sono stati comunque di rilievo.
Ad esempio presso il Passo del Tonale (1880 m), in Trentino, la cumulata totale di neve fresca è stata pari alla metà di quella rilevata lo scorso anno, ma il suo
valore è risultato essere il quinto maggiore apporto degli ultimi 30 anni.
Buono l’innevamento anche sulle Alpi occidentali: alla fine del trimestre invernale l’altezza media a 2000 m del manto nevoso era di quasi 2.50 metri sulle Alpi Pennine e Lepontine, 2 metri abbondanti sulle Alpi Marittime e Liguri e circa un metro sulle
Alpi Cozie e Graie.

In Valle d’Aosta infine, si è osservato in generale che, sotto i 2000-2300 m di quota, i quantitativi sono risultati quasi dimezzati rispetto alla stagione precedente, mentre al di sopra, almeno nei settori sud-orientali, seppur ridotti rispetto alla passata stagione, i quantitativi sono risultati abbastanza buoni. A titolo d’esempio i valori cumulati
osservati sui settori sud-orientali sono risultati compresi tra 350 e 700 cm, contro
i 650-1300 cm dello scorso inverno; sui settori occidentali i valori sono risultati
compresi tra 200-250 cm, contro i 380-400 cm, ed infine compresi tra 200-250
cm, invece di 330-475 cm, nelle valli del Gran Paradiso.
Particolare attenzione merita la nevicata verificatasi tra il 5 e il 9 febbraio che
ha interessato anche parte della Pianura Padana e dell'Appennino marchigiano.

In Pianura le temperature relativamente alte hanno reso la neve particolarmente
pesante e gli accumuli hanno provocato rottura di tralicci elettrici, abbattimenti di
piante e interruzioni dei servizi di pubblica utilità, come erogazione dell'acqua e
dell'elettricità.

La momentanea interruzione della viabilità di molte strade, e il grande numero di danni sul territorio ha reso difficile il pronto ripristino dei servizi, con conseguenti disagi per la popolazione.

Sulle regioni adriatiche questa nevicata è stata accompagnata anche da forti venti
di bora
e condizioni del mare con altezze dell'onda sottocosta superiori a 4 metri;
questo fenomeno, in combinazione con un livello del mare maggiore di 1 metro ha
causato gravi danni alle coste romagnola e marchigiana. In Romagna, dove la neve
è caduta solo a quote alte, molti fiumi sono stati interessati da piene caratterizzate da un generale lento deflusso verso il mare, causato dalla forte mareggiata in
corso e dal concomitante innalzamento di marea. Nelle Marche un immediato fenomeno di garbino (libeccio) ha provocato un marcato aumento dell'instabilità del
manto nevoso sui versanti orientali dei Sibillini, con fenomeni spontanei di una
certa rilevanza a Sassotetto.

Ad inizio marzo, sempre sui versanti orientali dei Sibillini, si è registrato il
transito di una violenta perturbazione balcanica
(che poi si è poi spostata verso
l'Abruzzo ed il Molise con conseguenze ancor più gravi). I venti molto forti hanno provocato un eccezionale accumulo di neve fresca con conseguente diffusa
attività valanghiva spontanea; in particolare una serie di valanghe di grosse
dimensioni hanno interessato la rete viaria del comune di Montemonaco. 


Autore : A cura di Aineva, sintesi ed adattamento di Alessio Grosso

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