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Che interazione c'è tra il clima e i ghiacci?

Nel caso di un ulteriore riscaldamento globale sarà tutta colpa delle attività umane o per il Pianeta si tratterà di una nuova fase di un ciclo?

Climatologia - 24 Febbraio 2005, ore 11.01

Ormai è noto che tra i motori che muovono il clima mondiale, un ruolo fondamentale lo rivestono la luce solare e lo spessore dei ghiacci. Per averne una prova immediata, basta soffermarsi sul fatto che in ogni continente, ad eccezione delle fasce comprese tra i due tropici, si avvertono gli effetti delle irruzioni fredde dai poli, pur in zone distanti da essi migliaia di km. Il ghiaccio, si sa, ha un alto potere riflettente della radiazione solare e, nelle regioni in cui copre il mare, isola le acque sottostanti evitandone il totale congelamento, consentendo il flusso delle correnti oceaniche anche, ad esempio, nelle profondità del gelido Mar Artico. Negli ultimi 2 secoli, sul Pianeta, è stato registrato un incremento medio delle temperature di circa 0,8° ma non sono state ancora del tutto chiarite le cause di questo riscaldamento. Diversi ricercatori lo riconducono alle attività antropiche ma molti altri sostengono che, come tanti altri aspetti della Terra, anche per le calotte polari vi sia un ciclo di estensione e ritiro, ovviamente collegato alle temperature. Discordi anche le variazioni previste per i prossimi cento anni: si va da 1,4 a 5,8 gradi in più. Tutti sembrano concordare però che si andrà verso una fase di ulteriore ritiro, con alcune ripercussioni sui climi e sulle correnti oceaniche. In particolare per l'Europa si ipotizzano diversi scenari, tutti più o meno catastrofici con un'estremizzazione delle precipitazioni e bruschi avvicendamenti tra periodi caldi e periodi più freddi. Per questi motivi vengono finanziate numerose ricerche proprio nelle zone più gelide, per capirne i meccanismi e i cicli. Alcuni scienziati americani dell'Università dell'Illinois, si sono recati in Alaska e, per circa 10 anni hanno raccolto e analizzato campioni di ghiacci e sedimenti sui fondali dei laghi presso le montagne Ahklun, sulla costa di sud-ovest. I risultati emersi dall'analisi dei composti biochimici dei campioni, hanno identificato dei cicli nell'intensità del sole e nell'estensione dei ghiacci sull'Oceano, avvenuti nell'epoca dell'Olocene (ossia in questo ultimo periodo interglaciale che dura da circa 10000 anni, dopo l'ultima grande glaciazione di Wurm III e la comparsa dell'uomo di Cro-Magnon). Questi cicli hanno avuto durate variabili da 200, a 500 e 950 anni e sono stati strettamente connessi alle variazioni dell'attività solare, ormai ampliamente comprovate. Da alcune sostanze fossili, sono stati notati dei picchi freddi anche in corrispondenza di una più elevata attività vulcanica. Secondo i ricercatori, questi cicli continuano anche ai nostri giorni e, per capirne di più, è stato lanciato in orbita il satellite Cryostat, dotato di radar con altimetro capace di misurare lo spessore dei ghiacci. Infatti, una delle lacune che dà origine alle incertezze, è la mancanza di rilevazioni precise e attendibili negli ultimi 50 anni. Si suppone che in questo periodo, il ghiaccio sul mare sia diminuito di un 10-15% e che lo spessore totale dei ghiacci sia sceso del 30% ma mancano dei raffronti scientifici ben precisi col passato. Dalle esatte misurazioni della coltre fredda, dipendono anche molti dati indispensabili alla stesura di modelli climatici più attendibili.

Autore : Simone Maio

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