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Caldo record a New York, ma anche nel passato: analisi e considerazioni

Climatologia - 24 Luglio 2019, ore 09.55

In questi giorni il continente nord americano sta sperimentando una delle ondate di caldo più forti degli ultimi cent’anni. Canada e Stati Uniti boccheggiano per effetto di una bolla d’aria bollente che è riuscita a surriscaldare in modo preoccupante lo stesso mare di Bering. E naturalmente giornali e notiziari di tutto il mondo titolano che l’effetto serra sta ormai facendo collassare il pianeta.

Come spiegarsi allora che certi record di caldo statunitensi, risalenti magari a quasi un secolo fa, continuano ancora oggi a rimanere imbattuti? E che dire di certe estati americane che ancora agli inizi del novecento provocavano migliaia di morti?

Prendiamo ad esempio la città di New York, dove lo scorso 20 luglio la temperatura percepita, causa un elevato tasso di umidità, era di 43 C°.
Per gli abitanti della Grande Mela forse non sarà di gran conforto saperlo ma in realtà temperature più elevate si sono già registrate molto tempo fa.
Risale infatti al lontano 9 luglio del 1936 il record della giornata più calda con 41 C°. Evento che costò in termini di vite umane ben 5 mila morti in tutti gli Stati Uniti, senza contare i 780 del Canada.

Ma quella non fu certo un’eccezione. 25 anni prima, nel 1901, tra giugno e luglio New York fu colpita da un’ondata di calore così prolungata da uccidere 700 abitanti. Circa 1.500 furono invece i cittadini vittime della terribile estate nel 1896.
In quell’occasione il dipartimento di polizia locale fu costretto ad autorizzare gli abitanti del Lower East Side, un quartiere di case popolari, a dormire nei parchi per trovare un po’ di sollievo.

E’ del 1956 invece l’ondata di caldo più lunga della storia della Grande Mela. 12 interminabili giorni di inferno che attanagliarono la città durante un’estate tardiva, tra la fine di agosto e l’inizio di settembre. Lo stesso anno si erano già registrate temperature elevate nel mese di giugno. Ondate di calore anticipate infatti non sono rare per la città sul fiume Hudson. Gli annali ne riportano negli anni 1921, 1925, 1952, 1956, 1957, 1966, 1984 e 1994.

In particolare il 27 giugno del 1943, quando il global warming non si sapeva ancora cosa fosse, si registrò la massima più alta per quel mese, con 36 C°. Record ancora oggi imbattuto. 
Altri episodi eccezionali sono stati quelli del 1972 e del 1977. Nel primo caso nella sola area urbana si registrarono 891 morti mentre nel secondo un blackout peggiorò ulteriormente le già critiche condizioni delle persone più deboli, impossibilitate a utilizzare condizionatori o altri sistemi di ventilazione. Fu l’anno in cui si videro file di persone aspettare il proprio turno per potersi rinfrescare presso le colonnine degli idranti, da Manhattan ad Harlem.

E’ evidente quindi che se oggi l’effetto serra gioca un ruolo importantissimo, in passato si sono vissute condizioni estreme senza che si potesse puntare il dito contro il riscaldamento globale.
Che spiegazione darsi? E soprattutto dove sta la differenza? La risposta nasce dall’osservazione delle ondate di caldo più recenti che gli Stati Uniti hanno vissuto. New York per esempio ha sofferto nel 1998, 1999, 2002, 2006, 2010, 2011, 2013 oltre all’attuale 2019.

Se ne deduce che mentre le così dette “heat waves” ci sono sempre state, quelle degli ultimi vent’anni sono molto più frequenti. E, come ha spiegato recentemente in un editoriale il New York Times, sono diventate più lunghe e soprattutto più pericolose.


Autore : Dott. ALESSANDRO ASPESI

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