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…quando le correnti atlantiche prendono il sopravvento…

Vediamo quali scenari si possono presentare in Europa e in Italia quando a dominare la scena sono le correnti occidentali.

Climatologia - 29 Aprile 2003, ore 10.20

“Buona parte dell’Europa centrale è interessata da correnti zonali”; “correnti atlantiche trasportano sistemi frontali in rapida successione”: queste sono alcune delle frasi che si sentono sovente nei bollettini meteorologici e che possono in un certo senso cogliere impreparato l’ascoltatore, intento soprattutto a capire se nella località dove risiede pioverà o ci sarà il sole. In effetti le correnti occidentali, o atlantiche, assumono talvolta un’importanza fondamentale per la previsione del tempo in Europa e in Italia. Esse non sono altro che un gigantesco fiume d’aria, un vero e proprio “nastro trasportatore” che permette alle perturbazioni che nascono nell’Oceano Atlantico di muoversi verso il continente europeo. A volta, tuttavia, gli scambi tra l’Oceano e il Continente possono essere trascurabili, a causa di forti anticicloni di blocco che ostacolano o eliminano completamente i moti occidentali delle masse d’aria. Questo avviene, soprattutto, nel periodo invernale. Prima di analizzare gli effetti che le correnti mediamente occidentali apportano in Europa e in Italia è necessario fare una distinzione. La corrente a getto, responsabile del trasporto dei sistemi nuvolosi, può presentarsi rettilinea oppure ondulata. A fare la differenza è sicuramente la sua intensità: se essa risulta maggiore, il flusso delle masse d’aria sarà pressoché rettilineo, come una sorta di “corda tesa”. Può capitare, invece, che la corrente a getto subisca un rallentamento. In questo modo il flusso non sarà più rettilineo, ma presenterà delle ondulazioni più o meno marcate. A seconda che prevalga uno dei due tipi di flussi, le condizioni del tempo sull’Europa e sull’Italia saranno diverse. Nel primo caso, con le correnti occidentali tese e rettilinee, la nostra Penisola risulta molto spesso scarsamente interessata, in quanto in area mediterranea tende quasi sempre a formarsi una zona di alta pressione. Sull’Europa centrale e settentrionale iL tempo risulta invece estremamente variabile e ventoso, ma con piogge che difficilmente risultano intense. Normalmente a fare da confine tra l’alta pressione mediterranea e la circolazione perturbata dell’Europa centro-settentrionale è l’arco alpino. Capita a volte che tali correnti riescano a penetrare anche nell’area del Mediterraneo, anche se in maniera molto difficoltosa. In questo caso le precipitazioni saranno relegate soprattutto ai rilievi esposti al flusso da ovest. Quando invece la corrente a getto si presenta ondulata, i contrasti tra l’aria fredda delle alte latitudini e quella calda sub-tropicale sono notevolmente accentuati e si possono formare anche sistemi frontali piuttosto intensi, con velocità di spostamento molto inferiore rispetto al caso precedente. Il sistema frontale viene ospitato in una struttura chiamata “saccatura” che presenta ai lati due “promontori” di alta pressione dal tempo stabile. Il movimento della saccatura sarà da ovest verso est. Sul nostro Paese, le perturbazioni più intense si originano proprio in seno ad una corrente a getto ondulata, che può isolare anche depressioni autonome ( come quella del Golfo Ligure) in grado di rallentare ulteriormente l’avanzata verso levante dei fenomeni. In questo caso le precipitazioni saranno estese a tutta l’area dove agisce il fronte e non solo ai rilievi esposti. Con le ondulazioni della corrente a getto, inoltre, vi possono essere delle variazioni notevoli nel campo termico: se sul lato orientale della saccatura le correnti sono relativamente calde perché provenienti dai quadranti meridionali, su quello occidentale la prevalenza di venti settentrionali determina cali termici anche sensibili e repentini, che si manifestano al passaggio del ramo freddo del fronte.

Autore : Paolo Bonino

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