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Il cielo di novembre

Guida al cielo di novembre a cura del gruppo astrofili Rigel.

Astronomia - 2 Novembre 2004, ore 08.22

Novembre è il mese che segna il cambio repentino tra il cielo estivo e quello invernale. Il ritorno dell’ora solare, infatti, fa sì che le costellazioni che hanno dominato l’estate tramontino subito qualche ora dopo il crepuscolo. Costellazioni quali il Cigno, la Lira e l’Aquila, gioielli delle notti estive, trascorrono le loro ultime ore dell’anno prima di scomparire fino alle tarde nottate primaverili. Sono comunque ancora visibili, e potete osservarle volgendo lo sguardo verso ovest nelle prime ore della sera. Riconoscerete facilmente la sagoma della “croce del nord” (il Cigno), con la sua stella più brillante, Deneb, che forma un grande triangolo con le altrettanto splendenti Altair (dell’Aquila) e Vega (Lira). Allo zenit (sopra le vostre teste) potrete ammirare Andromeda e il quadrato di Pegaso, e verso nord est la “W” di Cassiopea con il Perseo. Questo mese vorrei soffermarmi su due costellazioni molto belle e contenenti oggetti interessanti sia da osservare con piccoli strumenti che da raccontare: l’Auriga e il Toro. Il cocchiere celeste La leggenda descrive la costellazione dell’Auriga come un cocchiere che porta sulla spalla una capra e tre capretti con la mano sinistra. La leggenda narra che al re Enomao fu rivelato da un oracolo che sarebbe stato ucciso dal futuro genero. Il re allora decise di sfidare tutti i possibili pretendenti ad una corsa al cocchio (il cui premio era la mano della figlia e la sconfitta era la morte), gara che vinceva sempre in quanto possedeva i cavalli più forti e veloci. Ippodamia, figlia di Enomao, si innamorò di Pelope e chiese al cocchiere Mirtilo di manomettere il cocchio del padre affinché il suo amato potesse vincere la gara. Enomao morì durante la gara e Pelope sposò Ippodamia, ma si rifiutò di pagare la ricompensa al cocchiere, gettandolo a mare. Mirtilo mentre annegava maledisse Pelope e tutta la sua stirpe, e Nettuno lo tramutò in costellazione. Trovare la costellazione in cielo è semplice, grazie a Capella, la stella più luminosa del gruppo. Si può riconoscere guardando a Est a sera inoltrata come un astro luminoso di colore rosso, sulla sinistra della costellazione del Toro (e quindi delle Pleiadi). Capella è la sesta stella più luminosa del cielo (mag. 0.1) e dista 42 anni luce da noi. Vicino a questa stella vi sono “i capretti”, un gruppetto di 3 stelle messe a triangolo. Nell’Auriga passa la Via Lattea invernale (la parte di braccio galattico prospetticamente più distante dal nucleo della nostra galassia) e per questo motivo è ricca di oggetti stellari e nebulari, soprattutto di tre ammassi stellari facilmente riconoscibili in un binocolo: M36, M37 e M38. Cavalcando il Toro La mitologia narra che Zeus, invaghito di Europa, figlia del re fenicio Agenore, assunse le sembianze di un Toro bianco che pascolava mansueto tra le mandrie del re. La fanciulla lo vide e gli si avvicinò per ammirare la bellezza dell’animale. Il toro si inginocchiò facendo salire in groppa Europa e poi corse verso il mare nuotando in direzione di Creta. Lì Zeus si rivelò e si dichiarò alla ragazza che divenne la sua amante. Uno dei loro figli, Minosse, costruì sull’isola il palazzo di Cnosso, dove si tenevano gare di abilità con i tori. Per riconoscere la costellazione del Toro basta cercare il suo gruppo di stelle più famoso, le Pleiadi. E’ un ammasso stellare aperto composto da più di 100 stelle giovani (qualche milione di anni!), ma ad occhio nudo se ne vedono solamente 7 o 8. Spesso sono erroneamente confuse con l’Orsa Minore per via della loro forma. Potete trovare le Pleiadi osservando verso Est in queste sere, e andando avanti con la stagione saranno sempre più alte nel cielo. La stella principale della costellazione è Aldebaran (che in Arabo significa l’occhio del toro), una splendida gigante rossa distante 65 anni luce. Essa forma insieme ad altre stelle il gruppo delle Iadi, visibile come una V messa in orizzontale. L’oggetto più interessante del Toro è M1, la nebulosa del Granchio, il resto di una stella esplosa migliaia di anni fa, la cui esplosione fu osservata dai cinesi nel 1054 d.C. Ora al posto della stella vi è una nebulosa planetaria irregolare (quello che rimane dei gas espulsi dalla stella) con al centro una “pulsar”, ovvero una stella di massa incredibile (circa 100.000 tonnellate per cm cubo) che ruota su sé stessa ben 33 volte al secondo, emanando un segnale radio precisissimo avente proprio la frequenza di 1/33 di sec. Un vero e proprio orologio naturale! Appuntamento al mese prossimo con le costellazioni Ivernali!

Autore : Valerio Zuffi – Gruppo astrofili Rigel, Arluno (MI)

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