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Una pausa temporanea

03/02/1986: 17° puntata

Amarcord - 30 Ottobre 2000, ore 15.16

Le schiarite che da qualche ora si erano affacciate sulla Penisola Italiana permettevano di far luce sui notevoli danni provocati dal forte maltempo dei giorni precedenti. PIEMONTE: situazione critica in Val d'Ossola, ricoperta in media da 3 metri di neve. 110 alloggi sgomberati nella sola Domodossola (274 metri s.l.m.), dove erano caduti 2 metri e 20 cm di neve. I tetti delle abitazioni, collaudati in media per un peso di 120 kg al metro quadro, erano gravati da un manto di neve fradicia di ben 300 kg al metro quadro. I senzatetto erano assistiti in locali messi a disposizione dal Comune. A Novara era stato evacuato il reparto cardiologia dell'ospedale, mentre mancava l'acqua al reparto maternità, dove veniva trasportata a secchi. Erano ancora bloccate le strade di tutte le valli ossolane. Era ripreso regolarmente il collegamento ferroviario al Sempione, dove transitavano i treni internazionale ma rimaneva bloccato tutto il traffico merci. Nel Piemonte settentrionale era ancora isolata l'Alta Val Sesia, tra cui Alagna, con numerosi turisti bloccati da giorni. VALLE D'AOSTA: per la prima volta dal XIX secolo, erano caduti 300 cm di neve in una volta sola. Addirittura a Champoluc il manto aveva raggiunto i 4 metri in 5 giorni. ALTO ADIGE: risultavano ancora isolati e senza corrente elettica numerosi masi di alta montagna; alcune strade dell'estrema periferia erano chiuse. In alcune località dolomitiche la neve raggiungeva i 5 metri di altezza. Sulle strade statali della Val Venosta, Val Pusteria, Val Badia e Val Gardena si transitava con novevoli difficoltà. Gli elicotteri dell'Esercito e dei Carabinieri trasportavano gasolio e viveri di prima necessità nelle zone dove era ancora impossibile l'accesso con altri mezzi. I tecnici dell'Enel riallacciavano gradualmente la rete elettrica dove era danneggiata. Nel tratto Dobbiaco-Cortina era stata da poco riaperta la statale dell'Alemagna. Solda e l'alta Val Senales erano ora raggiungibili. In Val Pusteria il traffico era sempre intenso ma non c'erano più gli intasamenti del giorno prima, che avevano creato 30 km di coda tra Bressanone e Brunico. TRENTINO: la situazione stava tornando alla normalità. La viabilità lungo le strade era notevolmente migliorata e i collegamenti erano finalmente assicurati con tutte le valli. Rimaneva però un elevato rischio di valanghe. Il problema era ancora quello della luce: su 2000 km di linee elettriche gestite dall'Enel ne erano state messe fuori uso ben 1600. Tuttavia entro pochi giorni l'elettricità sarebbe tornata ovunque. A Trento era crollato uno stabilimento della Coca-Cola di 2000 metri quadri, a causa del peso della neve. RIVIERA ROMAGNOLA: si contavano i danni delle eccezionali mareggiate dei giorni precedenti. Le onde avevano invaso le strade fino a 3-400 metri all'interno della costa. Decine di miliardi di danni a Bellaria, Riccione e Misano. Vaste aree di Cervia e Cesenatico erano state allagate. Le mareggiate tuttavia avevano colpito anche Senigallia e Porto Recanati, come pure la Sardegna settentrionale, nella zona di Alghero. TOSCANA: forte instabilità nell'aria. Le correnti gelide avevano provocato grandinate sparse nella notte. ROMA: non destavano più preoccupazione le condizioni dell'Aniene e del Tevere, nonostante quest'ultimo fosse ancora di 70 cm sopra il livello di guardia. SITUAZIONE METEO: la circolazione sul Mediterraneo centro-occidentale era globalmente ciclonica. Tuttavia, nell'ambito della corrente madre, era importante distinguere le singole correnti, che molto spesso hanno un andamento complesso o contraddittorio. Questo gioco di correnti, infatti, aveva determinato per l'Italia un sensibile miglioramento su quasi tutto il territorio nella giornata del 3 febbraio 1986. Guido Caroselli, nel bollettino serale, aveva ammesso un errore nelle previsioni del giorno prima: "Era prevista una minaccia sul lato occidentale italiano per oggi, che avevamo indicato come il più perturbato. Tuttavia questa minaccia non ha portato frutti se non sull'estremo lembo occidentale del Nord, sulla Sardegna e sulla Sicilia". Il tempo era stato migliore del previsto perchè la perturbazione nord africana era andata a confluire in parte nel centro di bassa pressione collocato tra la Francia e la Spagna. Dal satellite in alto a sinistra, si notava la vecchia perturbazione n° 19 che staccava un segmento il quale andava ad inserirsi nuovamente nel centro depressionario sulla Penisola Iberica. Nel frattempo un'altra perturbazione era andata a confluire nella depressione madre sul Golfo di Biscaglia. Infine, una terza si muoveva a grandi passi dall'Africa nord/occidentale verso l'Italia: questa si sarebbe divisa in due, con la sua parte settentrionale che sarebbe sfilata a nord e con la sua parte meridionale che avrebbe interessato il Sud Italia. Il quadro termico (riportato sopra a destra) era confortante: "Il freddo non costituisce certo un oscatolo per gli italiani che lavorano per riparare i danni del maltempo" diceva Caroselli. Unico caso da segnalare era Genova, con un aumento di 5 gradi rispetto al giorno prima. Il meteorologo commentava la carta del tempo, ponendo in rilievo il fatto che sul Nord Europa la corrente gelida dalla Russia si spingeva sempre più a Ovest lungo i paralleli. A latitudini più basse, invece, dall'Oceano Atlantico rientravano le correnti da Ovest verso Est, provocando un cambio di posizione della depressione. Il centro depressionario si sarebbe spostato verso il Mediterraneo "lasciando però una sentinella sul Golfo di Biscaglia". Si sarebbe formato un sistema bipolare, cioè con due centri motori, disposto dalle Isole Baleari fino alla Sirte: una configurazione del genere avrebbe penalizzato le regioni insulari italiane ed il Sud in generale. Nel quadro di previsione in alto a destra, infatti, era evidente che le aree con tempo più sfavorevole sarebbero state la Sardegna, la Sicilia, il Sud ed il medio versante adriatico. Temporali erano attesi in special modo sulla Sicilia. Un tempo variabile con sporadici rovesci avrebbe interessato invece il resto dell'Italia. Ringraziamo Giovan Battista Mazzoni per averci fornito numerosi dati citati in questa rubrica.

Autore : Alessandro Bruscagin

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