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Un giorno di ordinaria follia sulle ali del vento

"Mi sentii come Mosè mentre separava le acque del mare. Lo volli imitare tagliando il vento con le braccia ma il trucchetto non riusci e le raffiche si presero gioco di me buttandomi vergognosamente a terra."

Amarcord - 13 Febbraio 2008, ore 11.58

Le stelle giravano ancora nel cielo terso quando uscii dall'autostrada. La vegetazione trafitta dal cono luminoso degli anabbaglianti mi dava una sensazione di inspiegabile inquietudine. Qualcosa si muoveva misteriosamente là dentro. Mi inoltrai in un tunnel di roccia viva e all'uscita una curva a gomito mi portò su una piccola strada proiettata verso il buio. Mi fermai, l'auto sobbalzò e un sibilo sinistro mi gelò il sangue. "Ma cos'è vento?" dissi a denti stretti deglutendo a forza. "Proprio cosi, ecco cosa agitava la vegetazione, il vento, ma che vento era? Terrificante!". La mole rocciosa del "Bric del Dente" proiettata verso lo spazio si stagliava come uno spettro oltre il mio parabrezza e rendeva lo scenario ancora più inquietante. Presi coraggio e ripartii. Dopo aver disegnato sull'asfalto decine di curve ecco l'alba sfavillante farsi strada al di là del mare. La luce del giorno rese tutto più umano. Non esitai ad equipaggiarmi per intraprendere una stupenda cavalcata sui crinali dell'Appennino savonese che mi avrebbe condotto sino alla cima del Monte Beigua. L'ambiente fu subito grandioso ma il vento gelido rendeva tutto molto difficile. La neve ghiacciata si faceva sempre più presente man mano che salivo e quando raggiunsi i 1200 metri del Monte Reixa ebbi la sensazione di stare in equilibrio precario sulla cresta finale dell'Aconcagua. Mi resi conto di trovarmi a cavallo di due mondi completamente diversi. Da una parte Genova con il suo grande mare, dall'altra la bluastra distesa padana coronata dalle Alpi innevate che spiccavano in lontananza. Mi sentii come Mosè mentre separava le acque del mare. Lo volli imitare tagliando il vento con le braccia ma il trucchetto non riusci e le raffiche si presero gioco di me buttandomi vergognosamente a terra. Il sole si alzava timidamente sull'orizzonte cercando di addolcire l'ambiente ma senza riuscirci. Mentre proseguivo sull'ampio crinale innevato ebbi la sensazione di trovarmi nel bel mezzo di una bufera antartica. La neve sparata dal vento si sollevava in turbini sibilanti che si infrangevano contro la rada vegetazione piegata, plasmata inquivocabilmente da anni di lotta contro il grande fiume d'aria. Mi accorsi che i rami prostrati dei pini mughi erano ricoperti da una spessa crosta di galaverna e un punto di domanda attraversò il mio cervello. Pensai che ciò non fosse di buon auspicio. La natura parve aver ascoltato questo mio pensiero e mi rispose all'istante. Una coltre grigiastra di vapore si sollevò qua e là investendomi con il suo abbraccio glaciale. "Ci mancavano solo le nubi!". Lo spettacolo improvvisamente si tinse da film dell'orrore. Le masse nuvolose si materializzavano dal nulla, scavalcavano a tutta velocità il crinale montuoso e si buttavano rabbiosamente verso il mare dissolvendosi. Furono momenti davvero difficili. Il vento implacabile mi tagliava il viso e il cielo si era tinto dei colori bianchi della neve tanto che non riuscivo più a distinguere l'uno e l'altra. L'orologio scandiva i secondi a tempo di nubi e sole. Le luminosità atmosferiche si susseguivano frenetiche al ritmo incalzante di una visibilità talora nulla, tal'altra temporaneamente migliore. Decisi di tornare indietro. Lungo il percorso seguivo a ritroso le poche tracce che ancora resistevano e sotto di me appariva a sprazzi il luccichio del mare assolato che mi induceva a sperare in un prossimo miglioramento. Era ormai pomeriggio quando mi ritrovai nuovamente ai piedi della Madonnina eretta sulla cima del Monte Reixa. Non appena toccai la bronzea statuetta mi accorsi che qualcosa stava cambiando. Le chiazze di neve soffiata si colorarono di blu, poi di rosso, poi nuovamente di blu, grigio, arancione. Mi guardai intorno, le nubi si stavano dissolvendo. Ora il vento correva nuovamente da solo violentandomi con una insistenza mai provata prima di quel giorno. Sopraggiunse il tramonto. Il sole rideva calando dietro al lontano Capo Mele appollaiato pacifico sul mare e un brivido percorse la mia schiena. In quell'istante mi sentii parte della Natura che mi circondava. Potevo vedere addirittura al di là il mare. La Corsica apparve come un miraggio oltre l'orizzonte mentre le Alpi sorridevano dall'altra parte. Tutto si riuni in me come in un unico abbraccio. Tornai a casa e non fu facile dimenticare quell'esperienza. Lo stordimento fisico di quella situazione estrema si protrasse per l'intera settimana ma qualcosa di grande rimase impriginato per sempre dentro di me. Ancora oggi nel mio cuore palpita infatti un'emozione in più, quella di un giorno di ordinaria follia trascorso sulle ali del vento.

Autore : Luca Angelini

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