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SUPER AMARCORD: il gelo, la neve, gli anticicloni, i nubifragi del passato rivissuti con MeteoLive dal 1986 ad oggi

Da un'idea di Alessandro Bruscagin ripercorriamo gli eventi più significativi del passato grazie alle registrazioni televisive.

Amarcord - 22 Settembre 2005, ore 12.30

Ogni due settimane MeteoLive pubblicherà una puntata di super-amarcord dedicata al tempo del passato. Oggi un regalo per i lettori, due puntate in una sola. Siete in possesso di videocassette riportanti le registrazioni di bollettini meteo o servizi dai TG relativi a situazioni meteorologiche particolari (ondate di caldo, intense irruzioni fredde, forti nevicate, nubifragi, ecc.) che si sono verificate in Italia in passato? Contattate la rubrica Amarcord di MeteoLive®! info@meteolive.it I vostri documenti potrebbero venire pubblicati sul nostro giornale! Il flusso zonale atlantico abborda l'Italia: 18/01/1986 1° e 2° puntata Si parte oggi con l'avventura del 1986, che a cavallo tra gennaio e febbraio ha apportato una situazione vistosamente depressionaria sul Mediterraneo centrale, e che verrà ricordato da numerosi romani come l'ultimo inverno in cui una cospicua quantità di neve è caduta sulla Capitale. Si parte, dunque! E' il 18 gennaio 1986, e l'inverno fino a quel momento si era presentato senza nessun evento memorabile. Un inverno normale, dunque, con alternanza di fugaci perturbazioni e di periodi anticiclonci, con le classiche nebbie sulla Valpadana. Ma è proprio da quel giorno che la situazione a grande scala inizia a cambiare: un vigoroso flusso zonale (e cioè con direttrice principale dei flussi perturbati da Ovest verso Est) è in procinto di arrivare sull'Italia. Come si nota dall'immagine del satellite (trasmessa a terra dall'ormai defunto METEOSAT 2), un intenso sistema nuvoloso ha già coperto quasi totalmente il nord Italia. Nonostante la sua provenienza fosse spiccatamente da N/W verso S/E, le regioni sud alpine non furono interessate dal Favonio a causa dell'intenso richiamo di correnti meridionali al suolo. L'Anticiclone delle Azzorre era ben strutturato a tutte le quote sulla penisola iberica e nei mari a W del Portogallo. Una situazione molto familiare in questo ultimo mese di febbraio 2000: tuttavia c'erano sostanziali differenze. Innanzitutto era presente l'anticiclone russo che avrebbe contribuito nettamente nei giorni seguenti al forte peggioramento italiano; in secondo luogo l'intensità di queste perturbazioni era notevolmente superiore rispetto a quelle che hanno interessato l'Italia fino a pochi giorni prima. Infine, il richiamo meridionale in seno al sistema nuvoloso lo rendeva assai più lento, favorendo una persistenza dei fenomeni che generalmente con queste situazioni sono invece molto veloci. Di cielo sereno ne vedremo ben poco nei prossimi giorni": è quanto affermava il Generale Andrea Baroni nella trasmissione serale "Che tempo fa" del 18 gennaio 1986. Il campo anticiclonico sull'Italia era infatti in rapido cedimento, sotto l'incalzante spinta delle perturbazioni atlantiche. La perturbazione n° 13 (a quei tempi si usava numerarle una per una) era un fronte freddo legato alla depressione di 984 hPa centrata tra la Scozia e la Danimarca, ed avanzava a grandi passi verso di noi, erodendo il bordo settentrionale del campo di alta pressione subtropicale presente sull'Africa settentrionale. Fino al 23 gennaio avrebbe prevalso sull'Italia il flusso zonale: una successione di sistemi perturbati atlantici a tempi stretti, con precipitazioni intermittenti ma non persistenti. Le temperature, inizialmente abbastanza basse (vedi foto qui a destra), avrebbero subito col passare dei giorni un graduale aumento specie sui versanti occidentali, più direttamente esposti al "respiro atlantico". Per qualche giorno non si sarebbero registrati valori sottozero nemmeno durante la notte ed al primo mattino. In compenso i tassi di umidità relativa erano molto elevati ovunque.

Autore : Alessandro Bruscagin

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