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Quella notte di Santa Lucia per le strade di Milano...

Quel 13 dicembre di sei anni fa non ci fu nemmeno un rapina. La città era affascinante e vulnerabile come non l'avevo mai vista. La neve l'aveva trasformata per una notte in un remoto villaggio di montagna mostrandoci il suo volto umano

Amarcord - 13 Dicembre 2007, ore 14.01

Quella sera di sei anni fa i miei passi solitari scricchiolavano incerti sul selciato lungo un naviglio silenzioso assopito nel suo scorrere impercettibile, mentre nel cielo di dicembre un tramonto di fuoco cercava di alleviare il buio sceso nel mio cuore. Era la sera che mise la parola fine ad un lungo amore sbagliato iniziato nei miei vent'anni e la caotica Milano partecipava lontana e distaccata con il suo assordante silenzio rotto di tanto in tanto da qualche folata di vento. Alla fredda indifferenza di una città sempre troppo distratta faceva da contraltare un'aria davvero strana che ebbe il merito di svegliare poco a poco la mia attenzione facendomi alzare il naso verso l'alto per immergere lo sguardo lassù dove i miei occhi trovavano solitamente la pace. Ed ecco, quello che avevo dentro agganciò improvvisamente la realtà mentre mi accorgevo che un vento da est sempre più teso stava trasportando rade nuvole veloci, situazione non proprio frequente nel contesto meneghino invernale. Dietro ai tetti scuri infatti iniziava poco a poco a trapelare qualcosa di inusuale. Il cielo notturno si copri velocemente e il vento iniziò a insinuarsi nella vita frenetica della metropoli sibilando sempre più rabbiosamente per le vie, prendendosi gioco di alberi, semafori e cartelloni publicitari. Uno schianto sinistro dall'altra parte della strada mi mise in allarme: una tettoia di plastica, strapazzata dalle raffiche rabbiose, era stata divelta all'ultimo piano di un condominio di otto piani scomparendo dietro al terrazzo. La neve sopraggiunse improvvisamente quando era ormai l'ora di punta e, dopo una normalissima giornata di sole, colse di sorpresa la città nel pieno del suo fervore ammantando di un insolito velo candido anche gli angoli più nascosti e indecenti dei marciapiedi. Quel 13 dicembre di sei anni fa fu davvero memorabile. Una bufera di neve di rara potenza mise in ginocchio la blasonata metropoli lombarda. Le strade, tipicamente affollatissime nel periodo prenatalizio, diventarono trappole. Squilla il telefono: è Mario, mio collega d'ufficio, dice che l'esercito degli automobilisti in tangenziale è alle prese con qualcosa che assomiglia alla disfatta di Napoleone in Russia. All'ora di cena ero ancora in giro per una città fantasma che si mostrava vulnerabile ma anche affascinante, come non l'avevo mai vista. Piazzale Loreto, famosa nei libri di storia e ora incorniciata di pubblicità luminose che solitamente vegliano sui loschi traffici figli di un degrado galoppante, aveva finalmente ritovato la pace di un villaggio di montagna immersa nel candore dei suoi -2°. Torno verso casa, il vento soffia neve polverosa contro gli spigoli dei palazzi disegnando giochi di luce con i lampioni gialli che vigilano attenti sulle peripezie degli autumobilisti. I loro mezzi, abbandonati poco a poco agli angoli delle strade, vennero subito inghiottiti dalla neve che se li divorò incrostandoli con la sua grazia implacabile. Rientrato accendo la TV e la cronaca su quanto sta accadendo si spreca. Naturalmente non può mancare il condimento di coloro che ci vedono lo spettro del Global Warming o di chi chiama in causa il solito effetto serra, mentre i serivizi meteorologici, presi in contropiede, cercano di metterci una pezza ma è peggiore del buco. Intanto là fuori il vento continua a ringhiare sul parapetto del mio balcone e ad agitare le antenne sempre più pericolanti. Spengo la luce e il cielo giallo sopra ai tetti effonde nella stanza il chiarore diffuso della neve e mi fa capire quanto Milano sia ancora capace di suscitare forti emozioni. L'inverno c'è ancora, che sia un miracolo? Grazie Santa Lucia.

Autore : Luca Angelini

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