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Quando a Mosca era il caldo a fare paura...

La situazione nell'estate del 2010 era tale che anche noi arrivammo a dire: "nessuno si deve nascondere dietro un dito. Se le responsabilità dell'uomo in questo riscaldamento paiono perlomeno eccessive, è comunque innegabile che talune derive termiche preoccupino non poco anche quella parte di mondo scientifico per così dire estraneo alla bagarre climatica".

Amarcord - 6 Aprile 2013, ore 09.39


Temperature previste a 850hPa, circa 1500m, per la giornata di sabato sulla Russia. Impressionante!

Mosca che punta i 40°C, superando anche il record del giugno del 49, per una siccità che in Russia non si ricordava dal 72 in questa forma, ma soprattutto l'ostinazione di un anticiclone dinamico che persiste per settimane senza mai essere scalfito dal treno delle correnti atlantiche, nè tantomeno da qualche irruzione di aria fresca in discesa dalle zone polari. 

Anche la Russia insomma ha vissuto il suo 2003.  Ma non finisce qui. Mancano all'appello anche molti altri tasselli di normalità climatica. Dal Medio Oriente alla Turchia c'è tutto uno sfiatatoio del caldo che parte dall'entroterra africano e si tuffa su verso nord-est, con valori in quota sempre mediamente più alti rispetto alla norma.

Il fatto che poi questo 2010, complice un Nino cattivello, ora finalmente sostituito dalla Nina, stia al momento risultando l'anno più caldo dalla fine della piccola era glaciale, sia in alta quota che al suolo, deve far riflettere.

E' vero che nei prossimi mesi potremmo assistere ad un'inversione di tendenza della situazione grazie alla Nina, è vero che al Polo sud i ghiacci aumentano, ma è altrettanto vero che al momento la diminuita attività solare non ha sortito gli effetti sperati, a meno che non ci si voglia arrampicare sugli specchi.

Poco importa alla fine se l'artico batterà il record di "limitata estensione" del 2007 o meno, è evidente che le masse fredde non accorrano quasi più fuori stagione a dar sollievo ai ghiacciai. Se turisticamente questo può avere una valenza positiva, climaticamente significa che il riscaldamento è concreto.

Negli ultimi 10 anni si sono ridotti sensibilmente i passaggi frontali fuori stagione nell'area mediterranea, anche del 40 per cento. La cella di Hadley in azione più a nord con conseguente risalita del flusso zonale atlantico e un conseguente spostamento verso l'Europa della linea di convergenza intertropicale sono tra le cause di questo tracollo.

Un polo ulteriormente meno freddo e meno ghiacciato secondo molti scienziati interagirebbe meno con le basse latitudini. Meno scambi di calore in sostanza si tradurrebbero in una diminuzione generale delle precipitazioni, e dunque anche di quelle nevose.

Si andrebbe insomma verso una sorta di impasse, in cui l'Africa avrebbe comunque sempre più la strada spianata verso il Mediterraneo. Anche se non ci sentiamo di avallare in toto queste previsioni così penalizzanti per il nostro territorio, è comunque un dato di fatto che i mesi con bilanci termici sopra la media superino di gran lunga quelli più freddi.

Se la nota polemica sul posizionamento di alcune stazioni e la dismissione di altre in aree rurali ha sempre ragion d'essere, non serve più il termometro per rendersi conto che questo riscaldamento fa davvero sul serio.

Su quale e quanta ne sia la responsabilità dell'uomo ci siamo espressi ormai più volte in modo scettico. E' chiaro però che se l'uomo continuerà a circondarsi di cemento sventrando il territorio, peggiorerà costantemente le sue condizioni di vita. Per raffreddare un territorio urbano così surriscaldato sprecherà quantità immani di energia, finchè si andrà oltre misura e se ne pagheranno le conseguenze.

Un provvedimento utile alla causa del global warming? Cominciamo ad usare il BIANCO, per tutto. Più bianco useremo, più riusciremo ad influenzare, almeno in minima parte, la risalita delle temperature. I discorsi moralistici sui combustibili fossili si infrangeranno sempre contro un muro di complicità ed interessi traversali, meglio chiuderla qui.

 


Autore : Alessio Grosso

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