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DOSSIER cittadino: la neve a Trieste il 24 ottobre 2003 e il topoclima della città!

Ho avuto la fortuna di vederla. Portata da un vento sostenuto, ma ben visibile nei suoi fiocchi. E cosi' l'hanno vista decine di migliaia di Triestini che fra le case ed i palazzi si sono sorpresi fosse giunta tanto presto.

Amarcord - 12 Ottobre 2006, ore 11.13

E' il 24 ottobre 2003. Da due giorni nel Friuli-Venezia Giulia piove. Le temperature sono basse. Il giorno 23 le precipitazioni sono da moderate ad abbondanti in tutta la Regione. Ovunque siamo sotto i 10°C. A Tarvisio e sulle Alpi (e Prealpi) sopra i 500-600 metri inizia a nevicare subito dopo l'ora di pranzo. A Tarvisio citta' (730 m.s.m.) cadranno 15 cm, nella frazione di Fusine-Valico (800 m.s.m.) circa 35 cm. Sono tanti, considerato che siamo ben al di sotto dei 1000 metri. Ma il bello deve ancora venire - il giorno seguente. La mattina del 24 ottobre il cielo e' coperto su tutto il Friuli-Venezia Giulia. Nuvoloni si muovono nel cielo. Li noto di prima mattina - ma ci sono 6°C a Monfalcone (punto piu' a Nord dell'intero Mediterraneo), 7 a Trieste-centro e 4 sul Carso appena sopra a Trieste. Forse troppi, penso. Parto comunque, verso l'ora di pranzo. E le cose cambiano. La temperatura inizia a scendere. Risultato: neve o nevischio sul Carso triestino; neve o nevischio su quasi tutta Trieste-citta', neve mista a pioggia nei quartieri che danno sul mare. Ma com'e' potuto accadere? Non staro' qui a spiegare la genesi specifica di questa nevicata precoce e meravigliosa, ne' le sue cause eminentemente meteorologiche. Vi invito invece ad un viaggio a Trieste e nella sua (piccolissima) provincia. Trieste possiede la provincia piu' minuta d'Italia. 212 km quadrati. Per fare un confronto, il solo comune di Milano ha quasi tale estensione, Roma e' sette volte piu' grande, il comune di Cerignola (FG) e' tre volte piu' esteso, e centinaia di comuni in Italia sono piu' grandi della provincia triestina. Ma questi 212 km quadrati sono fra i piu' complicati d'Italia, da spiegare. Forse perche' lontani e decentrati, non sono inoltre ben presenti nell'immaginario di molti. L'area circondata dalla linea nera e' il Comune di Trieste. L'area del Comune di Trieste con continuita' abitativa (partendo dal centro cittadino) comprende le zone grigie, quelle verdi (sia chiare che scure) e la zona bianca adiacente a quelle verdi, oltre che la frazione di Opicina. Per il resto, l'intera provincia puo' essere cosi' suddivisa: zona-1 (grigia): le Rive cittadine (Piazza Unita' d'Italia, il porto nuovo e quello vecchio); zona-2 (verde scuro): le vallate della citta'; zona-3 (verde chiaro): i colli di Trieste; 4) (bianca) i costoni del Carso (la Strada Costiera e Viale Miramare, suo proseguimento in citta', viale che termina esattamente alla Stazione Centrale); 5) (blu) il Carso - parte Ovest (o Nord); 6) (azzurra) il Carso - parte Est (o Sud). Ecco una brevissima descrizione di ognuna delle zone: zona-1) si tratta in pratica delle Rive - l'unica strada a Trieste non in pendenza. M.s.m: 2. zona-2) Sono i punti piu' freddi della citta' quando manca la Bora; da Nord-Ovest: la valle del Rio Bovedo, quella del rione di Roiano (il rione della Stazione Centrale), la lunga vallata di Longera, il vallone di Rozzol, la valle dei Rii Spinoleto e Corgnoleto, il Vallone delle Noghere a chiudere la citta' a Sud. M.s.m.: da 2 a 100; zona-3) sono i luoghi piu' ventosi in caso di Bora. Da Nord-Ovest: il colle del Castello di Miramare, quello del rione Gretta (su cui sorge il Faro della Vittoria), il colle di Scorcola (su cui si inerpica la linea 2 dell'antico tram a cremagliera Trieste-Opicina) tra Roiano e il centro vero e proprio, il colle Farneto-SanLuigi (che termina con il rione di Cattinara dove che si lega al Carso, e che sul suo lato settentrionale e' un vero e proprio bosco molto fitto, che arriva fino in citta') tra Longera e Rozzol, quello centralissimo di San Giusto (su cui sorge la Cattedrale omonima), l'adiacente colle di San Vito (che si spinge fino alla punta di Campo Marzio, che separa le Rive dal Porto), il Monte San Pantaleone (in realta' non e' nemmeno una collina, come tutte le altre), la collina di San Sergio; si tratta di rilievi che non superano i 200 metri. M.s.m.: da 10 a 200; zona-4) e' un ripido passaggio dal mare al Carso o dalla citta' al Carso; m.s.m: da 0 a 200 nel caso della Strada Costiera (zona-4), da 100 a 250 nel caso del passaggio dalla citta' al Carso; va notato che in questo secondo caso e' implicato lo sconfinamento fino in citta' di una straordinaria fauna residente sul Carso: non e' raro vedere, nei quartieri periferici ma anche in quelli piu' centrali - salamandre, volpi, caprioli, donnole, porcospini. Io abito in una zona assai centrale e nel corso dell'anno mi capita spesso di trovare ricci fin sotto il portone del mio palazzo (idem per le salamandre, gialle e bluastro-violacee). 5) vi sorgono (tra le altre) le frazioni triestine di Prosecco e Opicina, nonche' il Valico di Fernetti con la Slovenia. Ricordo che il 9 gennaio 2003 a Fernetti c'erano 35 cm di neve, con ammassi (creati dal vento) di un metro e mezzo - ne vidi uno lungo circa 300 metri e largo, per tutta la sua lunghezza, 4-5; "Opicina" significa, nelle lingue di ceppo slavo "frazione" ("obcina") quindi Opicina e' la frazione di Trieste per eccellenza; la sola Opicina conta piu' di 10.000 abitanti e la sua distanza in linea d'aria dal centro cittadino e' di circa 2 km. M.s.m. di questa zona: dai 200 di Opicina ai 300 lungo il confine; spiccano pochi "colli" sopra i 300 metri (si contano sulle dita di una mano in tutto il Carso triestino); 6) vi si trovano (tra le altre) le frazioni triestine di Basovizza, Padriciano, Trebiciano, nonche' il centro Scientifico "Area di Ricerca"; la punta massima del Carso e' 476 metri - tutto il Carso e' sotto i 500 metri quindi (solo sulla linea di confine con la Slovenia si inizia a salire, ma comunque di pochissimo). Si rimane sotto il livello collina, secondo me, anche perche' il mare e' molto vicino (la provincia di Trieste e' "strettissima" e dal mare al confine i km non sono molti). M.s.m.: dai 200 di Trebiciano ai 300 di Pese. La zona piu' nevosa - anche molti mesi all'anno di neve al suolo - del Carso e' la frazione di Grozzana, dove mi avventuro spesso alla ricerca di picchi d'altezza della neve. Si nota dunque la differenziazione orografica - e di conseguenza climatica - della provincia. Quella climatica e' anche maggiore di quanto si possa immaginare: basta confrontare le medie nelle varie zone. Senza dilungarmi troppo con numeri e dati, riporto un confronto significativo a titolo di esempio (ma la differenza di temperatura si nota anche dai vari dati del 24 ottobre stesso), in una scala dalla zona piu' calda alla piu' fredda: l'ordine dalla piu' calda alla piu' fredda e' zona-1, zona-4 (parte che da' sul mare), zona-3, zona-4 (parte che da' sulla citta'), zona-2: +3°C, zona-5, e infine la piu' fredda, la zona-6. Le differenze tra una zona e l'altra sono anche di 1 o 2°C, per un totale pari a una differenza (media) tra un estremo e l'altro anche di 10°C (ovviamente soprattutto nelle minime, vista l'influenza mitigatrice del mare). Quando ad esempio, lo scorso inverno, sul Molo era appena sotto lo zero, e' capitato che sul Carso-zona-6 si arrivasse anche a -10°C. Anche la piovosita' tende a crescere man mano che si va nella zona piu' fredda, con un'eccezione per cui piove leggermente di piu' nella zona-5 che non nella zona 6. Soli 6 mesi e mezzo dopo, il sogno si riaavvera, la magia si rinnova: dopo le nevicate di gennaio e dopo il 7 aprile, un 24 ottobre emozionante che sono sicuro ricordero' per tutta la vita. Verso mezzogiorno parto da Monfalcone per Trieste, dove vedo le nuvole piu' cariche. Per arrivare a Trieste ci sono soltanto due strade, ma proprio due contate: la Strada Costiera (zona-4, una striscia d'asfalto incastrata a 80 metri sopra il mare e sotto 80 metri di roccia bianca che delimita la zona-5), e l'Autostrada/Statale (che taglia longitudinalmente la zona-5). Scelgo la via superiore, e gia' prima di Sgonico vedo i primi fiocchi. Faccio il giro delle "zone". Arrivate le ore 15 locali del 24 ottobre, le temperature sono scese ovunque: Trieste-Molo +6°C; Monfalcone +5°C; Trieste-ValleDelRioneRozzol +4°C; Trieste-FrazioneOpicina +2,5°C; Sgonico +2°C; Pese +1,5°C. Alle ore 16 i fiocchi si vedono ancora scendere: aspetto che un paio di cristalli si posino sul mio giubbotto invernale ben chiuso. Eccoli, si', sono proprio loro. In auto, tra le poche gocce di pioggia li vedo apparire qua e la' sul parabrezza, e il tergicristallo aiuta a raccoglierli in una sottile linea verticale. Mi fermo, scendo e la tocco: neve! Alcune persone che lavorano al Centro di Fisica Teorica presso il Parco di Miramare (sia il Centro che il Parco si affacciano sull'Adriatico) mi chiamano sul cellulare. «Ma lo sai che si vedono dei fiocchi di neve, qui?». «Lo so», rispondo, «lo sapete che non potevo perdermi una giornata come questa!». Alle 17:30 del 24 ottobre 2003 guido piano, verso il mare, scendendo dal Carso nelle sue propaggini sud-orientali. Rimarra' coperto, per diventare nuvoloso solo con il calare del crepuscolo. C'e' qualche goccia di pioggia sulle Rive ed in Piazza Unita' d'Italia - la piazza aperta sul mare piu' grande d'Europa. Ma ormai sono felice: nemmeno un diluvio di sola acqua a goccioloni mi potra' far dimenticare queste cinque ore di un venerdi' d'ottobre passate a cercare -trovandola - la neve fin sul mare. Il mare di Trieste.

Autore : Luke Dab

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