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04/02/1986: la depressione è stanca

Oltre 4 metri di neve caduti a Gressoney, le Alpi quasi sepolte dalla neve

Amarcord - 12 Novembre 2000, ore 19.20

Fortunatamente in quasi tutta l'Italia il maltempo aveva allentato la morsa. Migliorava la situazione in Piemonte, dove si registravano gli ultimi problemi solo in Val d'Ossola: da Domodossola non era possibile raggiungere Macugnaga come pure le valli di Gezzo e di Formazza, le cui strade risultavano bloccate da slavine. La neve era alta 2 metri e mezzo. In Val Sesia le ruspe avevano rimosso gli ammassi nevosi che impedivano di raggiungere l'alta valle. A Torino il traffico era tornato normale, solo in provincia c'erano difficoltà in Val di Lanzo; la statale per Ceresole era stata appena riaperta, ma il traffico rimaneva difficoltoso. Anche la Valle d'Aosta stava uscendo dall'emergenza: i paesaggi erano incantati, ma la gente lavorava duro per ripristinare i danni. Quasi tutti i centri che fino al giorno prima erano isolati risultavano accessibili. Rimanevano problemi lungo molte strade a causa degli alberi crollati sotto il peso della neve. Le nevicate erano state eccezionali: a Gressoney erano caduti ben 4 metri e 15 cm di coltre bianca! I telegiornali dell'epoca riferivano che per ritrovare un evento simile bisognava sfogliare le cronache dell'800. Situazione ancora critica invece in Alto Adige, dove continuava a nevicare incessantemente quasi ovunque, dalle Dolomiti ai piedi dello Stelvio. Numerosi masi di alta montagna erano ancora isolati.Nel meranese i 3 metri di neve caduti avevano provocato slavine e valanghe, che avevano seppellito 2 masi, diversi fienili e numerosi casolari. Da quattro notti e quattro giorni non c'era corrente elettrica, e la sera si viveva al lume di candela e al gelo. I turisti sciatori erano ancora bloccati negli alberghi e nei rifugi. Fortunatamente in Val Badia la situazione era nettamente migliorata, ed in generale le cose andavano meglio al di sotto dei 1500 metri di quota. SITUAZIONE METEO: il Generale Andrea Baroni aveva aperto la trasmissione "Che tempo fa" confermando che il tempo volgeva verso un miglioramento, e che le emergenze erano in fase di ultimazione. Dal satellite si notavano principalmente 4 corpi nuvolosi: uno dalla Francia nord/occidentale si estendeva alla Sardegna e al Tirreno settentrionale; un secondo era sul Golfo di Taranto e sulle regioni Joniche; un terzo ricopriva una zona che dal Golfo di Guascogna arrivava fino sul Mare di Alboran; infine l'ultimo, che dalle Isole Britanniche si tuffava in Atlantico. Il centro motore della complessa configurazione depressionaria era situato sulle Baleari, ma c'erano altri due minimi che complicavano le cose: uno si trovava sul Golfo di Guascogna e l'altro sul Tirreno centro-meridionale. Nel frattempo aria gelida e continentale dalle steppe russe di gettava in Atlantico e rientrava nel Mediterraneo attraverso il Marocco, andando ad alimentare la depressione ormai morente. Le temperature italiane erano segnalate in diminuzione solamente sulla Puglia, sulla Basilicata, sulla Calabria e Sicilia Joniche. Genova era la "pecora nera" del Nord, con l'unica diminuzione sulle regioni settentrionali. Il meteorologo commentava la carta del tempo ponendo in evidenza che la depressione, o ancor meglio il "vortice", dato che era presente sia al suolo che in quota, era molto vasto ma risultava a debole gradiente, e cioè a debole intensità delle correnti. I fenomeni sarebbero risultati attutiti, e il lento miglioramento sarebbe proseguito, in quanto ci trovavamo in una fase "di stanca" del vortice. Inoltre, l'azione dell'alta pressione che si spingeva dall'Europa nord-orientale verso l'Italia avrebbe influito ulteriormente sul miglioramento.

Autore : Alessandro Bruscagin

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