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REPORTAGE ESCLUSIVO: 31.01.03, Castelli Romani sotto la tormenta!

A distanza di quasi un anno dall’evento più importante di tutta la scorsa stagione invernale, MeteoLive lancia a sorpresa un appassionante reportage vissuto in “real-time” sulle strade dei Castelli Romani per documentare gli effetti dell’azione depressionaria “Orione” in azione in quei giorni sull’Italia centro-meridionale. Adrenalina allo stato puro per un’avventura che non ha avuto un finale drammatico solo per una pura coincidenza.

A tutta neve - 14 Novembre 2003, ore 08.03

Sono trascorsi quasi dieci mesi da quel giorno. Eppure, il ricordo che porto dentro è di una tale viva presenza che il tempo sembra quasi essersi arreso di fronte ad esso. E’ la sera di venerdi 31 gennaio 2003. Sono chiuso in casa da diverse ore. Fuori nevica, nevica come non ricordavo da tempo. Il termometro segna un solo grado centigrado affiancato da una manciata di decimi. I fiocchi vengon giù leggermente bagnati e, a contatto con il suolo reso viscido dalla pioggia e dal graupel caduti durante il pomeriggio, non riescono ad attecchire se non su tetti, prati e auto in sosta. Ma è questione di una manciata di metri: io mi trovo a poco più di trecento sul livello del mare, e l’esperienza messa al mio servizio dalle osservazione che effettuo da vent’anni a questa parte mi induce a pensare che a soli cinquanta, cento metri più in alto, l’accumulo al suolo possa essere già consistente. A volte è infatti sufficiente un sol grado, od anche meno, per determinare una differenza sostanziale nella consistenza della precipitazione. Oltre quota seicento metri, poi, l’accumulo della precipitazione, nevosa già dalle prime ore del pomeriggio, si suppone già stimabile intorno ai 10-15 centimetri. Ed intanto la situazione volge al peggioramento: la temperatura è in discesa, l’aria fredda sta entrando di prepotenza dal Rodano e dalla Porta della Bora, la depressione al suolo è in fase di ulteriore approfondimento sul Basso Tirreno e con ogni probabilità la precipitazione è destinata ad intensificarsi, grazie anche ad una rispondenza depressionaria alle quote superiori e a geopotenziali notevolmente bassi che rendono l’atmosfera particolarmente instabile. A Roma il termometro segna +3°C, mentre i primi fiocchi si intravedono tra grosse gocce d’acqua già da quota 200 metri. Iniziamo il viaggio intorno alle ore 21.30. Poche le vetture in strada, ci si incammina solo per necessità: freddo, vento e neve sono nemici dichiarati anche per il più esperto degli automobilisti. Siamo a San Cesareo, importante nodo stradale alle pendici settentrionali dei Colli Albani, 314 metri su livello del mare. Ci immettiamo sulla SS 6 Casilina in direzione Frosinone. Si cammina tuttosommato bene, la neve cade bagnata e fa fatica a conquistare l’asfalto, anche se tutto intorno il paesaggio inizia a colorarsi di bianco. Tre soli chilometri e siamo a quota 350 metri, frazione Colle Farinaccio: tanto quanto basta per assistere ad una netta metamorfosi nella fenomenologia della precipitazione e dei suoi effetti principali. La neve cade infatti assoluta, praticamente secca, ed imbianca con una facilità impensabile. Eppure la temperatura è di soli cinque decimi più bassa rispetto a quella registrata alla partenza! Miracoli della natura. Sono momenti in cui palese si manifesta tutta l’effettiva difficoltà del calcolo della quota-neve, autentica “bestia nera” in àmbito previsionale. Ma il viaggio prosegue e basta un altro chilometro per rendere la situazione completamente diversa: adesso la Casilina è quasi interamente coperta da uno strato di circa 5 cm di neve fresca, e le prime difficoltà nel tenere l’automobile non tardano a farsi sentire. Attenuiamo la velocità, scendiamo di marcia e proseguiamo in direzione di Labico, primo centro toccato dal nostro tour. Ma prima di arrivare al paese l’automobile s’impantana nei pressi dell’incrocio con la provinciale che sale verso Palestrina. Siamo a quota 372 metri, il punto più alto toccato dalla SS 6 nel lungo tratto Roma-Frosinone. Siamo sul cordone collinare che unisce i Colli Albani ai Monti Prenestini, e che separa di fatto la Valle del Tevere da quella del Sacco. Fiocca che è una bellezza, di vetture se ne vedon poche, la neve diventa la protagonista assoluta di un paesaggio incredibilmente ammutolito. Solitamente, a quell’ora ed in quel tratto di strada, viaggiano decine di automobili al minuto. Adesso invece la statale sparisce dietro una fitta nevicata, con i fiocchi che conquistano bramosi l’asfalto abbandonato. I pochi temerari che tentano la sorte non sempre la spuntano, e qualcuno deve arrendersi di traverso sulla strada. A Labico (319 m. slm) ci sono 8 cm di neve, la temperatura è ormai prossima allo zero, e la precipitazione manifesta una progressiva intensificazione. Non c’è modo di fermarsi, anche perché la tormenta insiste ed il nostro reportage è ancora lontano dall’essere completato. Pochi chilometri e scendiamo a Valmontone (303 m. slm). Nel vallone che precede il paese il freddo è reale: zero gradi tondi tondi e precipitazione che tende però leggermente ad attenuarsi, giusto per darci modo di effettuare una pausa per bere qualcosa di caldo e fare il punto della situazione. Appuriamo che qui il manto nevoso scende intorno a 5 cm. Desistiamo poi dall’idea di installare le catene per pneumatici: non c’è ghiaccio, la neve è morbida, si può andare ancora avanti. Intanto ci dicono che a Roma la temperatura è scesa a 2°C, con i fiocchi che misti ad acqua si vedono a Ciampino ed in qualche quartiere periferico della città. Ci rimettiamo in marcia. Una volta superato il centro del paese, giriamo a sinistra, imboccando la Provinciale per Genazzano. Neanche due chilometri e prendiamo ancora a sinistra per Palestrina, con l’intento di risalire da sud i Monti Prenestini, avamposto dell’Antiappennino Laziale. La strada, seppur dolcemente, sale di quota, e già da quota 350 metri (località Colle Palme) il cammino si fa problematico. La strada è coperta da almeno 8 cm di neve, e si avverte come la sensazione che proseguendo verso Palestrina la situazione peggiori di a vista d’occhio. E così è, difatti. A San Bartolomeo, 380 metri di quota, due chilometri scarsi da Palestrina, la situazione precipita: i fiocchi cadono come fazzoletti, la temperatura scende al di sotto dello zero, sul manto stradale si registrano accumuli di almeno 10 centimetri e la strada inizia ad intasarsi di rami spezzati dal vento e dalla neve stessa. Si va avanti a fatica, zigzagando tra ostacoli d’ogni tipo. Non ultimo quello di due autovetture ferme di traverso. Solo la bravura del nostro autista ci impedisce di fare la stessa fine. A Palestrina bassa, quota 395 metri, l’apoteosi: 12 centimetri di neve avvolgono la Statale, fino a 20 su tetti e marciapiedi. I platani che costeggiano la strada sono completamente ammantati di bianco. Il centro è bloccato, impossibile raggiungere Castel San Pietro e i paesi in montagna. Ci dicono che Capranica, Rocca di Cave e Guadagnolo (borghi oltre i 900 metri di altitudine) sono di fatto isolati. Desistiamo pertanto dall’idea di proseguire in quella direzione e continuiamo, con notevoli disagi, il nostro viaggio sulla Statale, puntuando di nuovo verso casa. La situazione sembra però precipitare: i mezzi spazzaneve non si vedono, la nevicata si è trasformata in tormenta e la temperatura precipita a meno uno! Con grande difficoltà continuiamo per Zagarolo, quando di colpo, a pochi metri di distanza, ci vediamo precipitare sulla strada un grosso arbusto, evidentemente appesantito dalla neve e stroncato dal vento che soffia con forti raffiche. Istintivamente il nostro autista pigia violentemente il pedale del freno, e sull’asfalto reso viscido dalla poltiglia la nostra vettura va a nozze, intavolando una scivolata che sembra portar dritta dritta verso l’ostacolo da evitare. Con un gioco di prestigio di pedale riusciamo però comunque a frenare, impattando contro l’arbusto a bassa velocità. Il danno alla vettura è minimo, ma grande è lo spavento. Il tutto si è svolto in una frazione di secondo: sarebbe stata sufficiente una minima distrazione da parte dell’autista o la coincidenza con il precipitare dell’arbusto, che adesso staremmo qui a raccontare tutta un’altra storia. Sull’altra corsia, infatti, sopraggiungeva nel frattempo un Tir...

Autore : Emanuele Latini

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