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Le precipitazioni nevose in PUGLIA

La Puglia è il tipico esempio della non perfetta uguaglianza sud = caldo; la neve, sia essa una comparsa che un evento periodico che un'amica fedele durante la stagione invernale, non è, infatti, un fenomeno raro. La regione si presenta, inoltre, come caso-studio interessante per tornare a parlare di meteorologia locale.

A tutta neve - 3 Gennaio 2006, ore 11.43

Discutere di precipitazioni nevose in una regione per buona parte pianeggiante assicura sin dall'inizio una buona dose di curiosità. E' bene ricordare al lettore che la regione Puglia ha i rilievi meno elevati d'Italia, non riuscendo a superare, nemmeno in prossimità dei confini, i 1150 m di altezza. Ciò significa che da Nord a Sud tutte le regioni hanno vette di gran lunga superiori e, naturalmente, possono assicurarsi almeno una stazione sciistica nel proprio territorio (da questo punto di vista la regione può ritenersi miracolosamente salva da scempi paesaggistici e turismo insostenibile che deturpano irrimediabilmente alcune perle dell'orografia nazionale). La neve in Puglia non è comunque un fenomeno raro tendendo, al contrario, a fare frequenti comparse durante la stagione invernale persino sulle sue pianure. Cerchiamo di capirne il perché. La Puglia, assieme al Friuli Venezia Giulia, è la regione più ad Est dell'intera penisola, non presenta rilievi, come già anticipato, capaci di ostacolare o deviare i flussi di corrente e si apre, quindi, ad ogni irruzione di aria fredda in grado di superare le regioni balcaniche e penetrare nel mare Adriatico. E'bene precisare che le correnti fredde non provengono unicamente da Est ma possono cercare la cosiddetta "porta del Rodano"; nel primo caso si tratta di correnti provenienti dalle steppe russe, nate probabilmente nelle regioni più settentrionali della Federazione o sviluppatesi in territorio siberiano; nel secondo caso si tratta di aria artica proveniente dalla penisola scandinava o dalla zona di Oceano compresa tra Islanda e Norvegia. In entrambi le situazioni, comunque, le correnti sono costrette ad aggirare la poderosa barriera alpina producendo fenomeni solitamente più consistenti nelle regioni centro-meridionali. La probabilità di eventi nevosi sulle pianure dovuti a sistemi precedentemente transitati sulla Francia e sulle regioni tirreniche è, naturalmente, molto più ridotta e sicuramente più articolata nella sua descrizione, dovendo fare i conti con un numero più elevato di eventi concatenati. In termini di temperature rigide e di quantità di precipitazioni nevose, invece, la Puglia fa molto più affidamento nelle perturbazioni provenienti dai vicini paesi slavi, nonostante negli ultimi anni abbiano raggiunto meno frequentemente la regione e si presentino, solitamente, con nuclei di nubi poco organizzati. Un ruolo rilevante è affidato al Mare Adriatico, capace di innalzare in inverno il tasso di umidità; le sue acque tendono, infatti, ad essere molto più calde della terra adiacente e riscaldano l'aria che fluisce al di sopra della loro superficie, provocando, a volte, un notevole aumento delle precipitazioni. E' bene cogliere anche i lati negativi dovuti all'attraversamento di questa distesa azzurra da parte delle correnti siberiane: mentre Tirana (120m s.l.m) si sveglia con una temperatura minima di -10°C, i paesi pugliesi presentano, a parità di altezza, un range di valori medi compreso tra -2°C e 1°C. Questi valori, registrati durante l'attraversamento delle perturbazioni orientali, spiegano come la neve non sia un evento eccezionale sull'intero territorio regionale mentre il discorso si fa più complesso se relativo alla quantità di precipitazioni nevose prodotte dalle perturbazioni in causa. La conferma che un qualsiasi sistema nuvoloso - sospinto da correnti giunte da Nord-Est - possa apportare fenomeni nevosi anche sulle pianure, rende ancora più interessante l'analisi della situazione meteorologica sulle piccole e medie alture presenti sul territorio regionale. Spesso, infatti, l'informazione meteorologica nazionale restringe l'area geografica più soggetta a precipitazioni nevose alla sola area garganica, ignorando in tal modo il Subappenino Dauno e, soprattutto, le Murge. Per quanto riguarda il primo, in presenza di eventi particolarmente rigidi su tutto il territorio appenninico meridionale, vengono spesso rilevate le stesse precipitazioni cadute sul Molise e sull'entroterra campano. Sembra strano, quindi, come il Gargano sia più volte chiamato in causa senza avere quei primati di basse temperature e nevicate abbondanti che spettano invece al Subappenino. Le Murge, invece, si presentano come un caso-studio particolarmente interessante e singolare. Questo altopiano si sviluppa sul territorio di tre province (Bari, Brindisi e Taranto) e sfiora con alcune "vette" i 600 m nel territorio barese. Le Murge, nonostante la ridotta altitudine media e le basse latitudini, sono imbiancate per buona parte dell'inverno. Riprendendo i dati relativi alle temperature minime registrate in pianura in presenza di perturbazioni (e venti) di origine balcanica (valori compresi tra -2°C e 1°C), si possono ipotizzare sulle Murge temperature minime comprese tra -6°C e -3°C (in base ai dati di fisica tecnica che stabiliscono un decremento di temperatura vicino al 1°C per ogni 100 m di altezza in inverno). Tali valori comportano una concreta difficoltà del termometro nel superare lo 0 durante le ore più calde della giornata e contribuiscono, di conseguenza, ad una maggiore probabilità di precipitazioni nevose anche nel corso delle ore diurne. Le temperature e l'apporto di umidità garantito dal mare Adriatico, in questo caso con la collaborazione del vicino Ionio, permettono accumuli nevosi vicini ai 20-30 cm nel giro di poche ore. Le Murge, inoltre, sono un'area particolarmente ventosa e sferzata frequentemente da raffiche di tramontana (non a caso sono sempre più numerosi i progetti per l'installazione di centrali eoliche finalizzate alla produzione di energia elettrica); questo comporta una temperatura percepita dal corpo umano ancora più bassa rispetto a quella registrata. Quanto detto può sicuramente aiutare (e non è il caso di Meteolive!) a non applicare la meteorologia a macro-aree geografiche; la Puglia, come del resto tutte le regioni particolarmente estese, non può essere sempre associata ad una previsione di tipo globale ma merita, almeno in situazioni più interessanti quale può essere l'inverno nel bacino mediterraneo, un approccio di tipo zonale. Solo in tal modo si eviteranno in futuro frasi del tipo: "neve su Marche, Abruzzo, Molise e Puglia garganica".

Autore : Ubaldo Spina

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