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Le NEVICATE di fine inverno, come si verificano?

Sono certamente differenti da quelle che si verificano in dicembre o gennaio, perché con il sole più alto sull'orizzonte vengono nuovamente esaltati i moti verticali e cioè le nubi cumuliformi. In questo modo il limite delle nevicate può scendere anche di diversi metri sotto l'isoterma di zero gradi. Più la stagione procede poi più perde importanza il cuscino di aria fredda che si genera in pieno inverno nei bassi strat.

A tutta neve - 21 Febbraio 2017, ore 10.13

Durante il passaggio di un fronte freddo nel corso del mese di febbraio il raffreddamento dell'atmosfera è direttamente proporzionale all'intensità della precipitazione.
 
Con precipitazioni deboli nevicherà 200-300m sotto lo zero termico, con precipitazioni moderate circa 400-500mm, con precipitazioni forti anche 600-800m e persino 1000m o più sotto durante un temporale di neve marzolino. 

A parità di temperatura dell'aria il limite della neve tende a risultare più basso tanto minore è l'umidità relativa della colonna d'aria nello strato limite. Infatti la sublimazione dei cristalli di neve in aria non satura assorbe calore latente dall'atmosfera, raffreddandola e consentendo alla neve di scendere in rapporto alla temperatura dell'aria iniziale.

Dunque anche in mancanza di cuscino freddo, cioè quello strato d'aria fredda che ristagna alle quote medio basse e consente le classiche nevicate di addolcimento invernali, anche in presenza di temperature un po' alte, conta molto l'effettiva umidità dell'aria.
Infatti la perdita di temperatura più rapida si ha in aria inizialmente molto secca
.


Un'intensa ventilazione nei bassi strati danneggia la formazione dello strato di isotermia al di sotto dello zero termico a causa del rimescolamento, che apporta masse d'aria più calda, non permettendo un consistente raffreddamento per sottrazione del calore latente.

Nei fronti freddi in pieno inverno vi è rimescolanza dello strato limite e distruzione dello strato isotermico con passaggio a pioggia alle basse quote se non interviene un forte calo termico. Sembra paradossale ma è cosi a causa della nostra orografia!

Nei fronti freddi di fine inverno o primaverili il rovesciamento di aria fredda dovuto alla presenza di nubi cumuliformi regala neve  a bassa quota o abbassamento delle temperature che consentono a breve alla neve di raggiungere anche il fondovalle. 

Nei fronti caldi in pieno inverno vi è la formazione di uno strato isotermico per raffreddamento da fusione e omotermia costante; in pratica il fiocco si conserva per tutta la colonna d'aria e la nevicata risulta abbondante, specie nelle valli strette, dove il limite neve spesso è più basso.
 

Nei fronti caldi a fine inverno, lo strato isotermico si forma con difficoltà, l'omotermia non dura e con il riscaldamento diurno e l'arrivo di aria ulteriormente mite, si passa a pioggia nei bassi strati, talvolta l'isoterma di zero gradi cede di schianto anche alle quote superiori e piove sino a quote elevati.


Autore : Alessio Grosso

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