Scrivi una località, una regione o una nazione per ottenerne le previsioni del tempo
Località Data aggiornamento Quantità neve Impianti
MeteoLive NEWSLeggi tutte le news ›

ECCEZIONALE reportage: in prima linea sul fronte siberiano

L’ondata di freddo del Dicembre 1996 vissuta in presa diretta dalle colline del primo entroterra Maceratese.

A tutta neve - 27 Febbraio 2003, ore 08.48

I miei genitori sono cresciuti intorno a Camerino, paese a 600 mt. di quota sull’Appennino Umbro-Marchigiano e, regolarmente, mi raccontano come “ai loro tempi” la neve arrivava a fine novembre e se ne andava a marzo, come le nevicate fossero così abbondanti che, percorrendo i passaggi scavati tra la neve, loro non riuscissero neanche a uscire fuori con la testa, e via di questo passo… Naturalmente in tutto questo c’è l’effetto ricordo che ci porta a trasfigurare il passato per vederci solo quello che ci appaga di più, però è certo che tutta la dorsale appenninica dalla parte del versante adriatico è esposta alle irruzioni gelide di matrice continentale che, se sul versante tirrenico portano, in genere, solo un gelido vento secco, là scaricano la loro umidità, spesso sotto forma di neve fino a basse quote. Pur vivendo a Roma ho frequentato quei luoghi fin da bambino, prima per andare dai miei nonni, poi per andare a trovare i suoceri e, data la mia precoce passione per i fenomeni meteorologici in generale e per la neve in particolare, mi sono sempre chiesto quando avrei avuto la fortuna di incocciare in una bella, micidiale, irruzione siberiana. Tanti falsi allarmi, tante speranze deluse, tante spruzzatine, tanto mangiarsi le mani perché, quando l’irruzione arriva, io sono bloccato a Roma e posso solo guardare i nuvoloni scuri occhieggiare da dietro le montagne mentre mio zio, al telefono, mi racconta della nevicata che posso solo immaginare. Poi, il 17 dicembre 1996, le previsioni annunciano che “una forte irruzione gelida orientale è prevista per il 26 dicembre sulle regioni del medio versante adriatico”. Natale è un delle puntate fisse a casa dei suoceri a Cingoli (sempre sul versante Marchigiano dell’appennino, solo un poco più a nord, quasi in provincia di Ancona) e questa irruzione pare “telecomandata” per me. Le previsioni saranno confermate? Il 24 dicembre arriviamo a destinazione in una calda giornata di scirocco (ci sono più di 10°) e mia suocera, vedendomi scaricare gli sci da fondo dalla macchina, mi domanda stupita: "Ma che ci fai con gli sci con questo caldo?” e io di rimando “Durerà poco, dopodomani nevica !”. Lei che odia la neve e il freddo, pensando ad un’altra delle mie stranezze rimase alquanto scettica, si dovette ricredere... e quanto !!! Il 28 dicembre Cingoli finì sul TG Regionale (ma anche sui TG nazionali) perché quasi due metri di neve avevano tagliato fuori il capoluogo e tutto il vasto territorio comunale costringendo i vigili del fuoco ad intervenire in diverse frazioni per portare viveri alle persone isolate. Da allora mi diverto a spaventarla ogni volta che arrivo là tra ottobre e marzo annunciando, spesso in piena calura da Scirocco, imminenti bufere, tranne essere poi costretto a rassicurarla, impietosito dalla sua aria terrorizzata. Ma veniamo alla cronaca tratta dal diario di quei giorni. Mercoledì 25 Dicembre 1996: Il vento cambia. Dunque, lo Scirocco che impera da giorni riscalda anche la notte di Natale. Alla messa di mezzanotte ci andiamo vestiti solo con i maglioni, senza cappotti. Il giorno di Natale nessuna novità. Nel fare la mia consueta passeggiata in salita dalla frazione dove abitano i suoceri (a 300 mt. di quota) verso il capoluogo (a 600 mt.) ho l’ultimo tratto vestito solo con una maglietta di cotone a mezze maniche (e sudando). A pranzo andiamo da alcuni parenti a Osimo, vicino ad Ancona. E’ una giornata scura, il cielo è coperto, grossi nuvoloni scorrono ininterrottamente da S/O a N/E, continua a fare caldo ed io continuo a fare la spola tra il tavolo da pranzo e la finestra scrutando ogni minimo segno di variazione nella direzione del vento. il vento girerà da N/E dicono le previsioni. Infatti gira, si vede dalla forma delle nuvole e quando, dopo pranzo, riprendiamo la macchina per tornare a casa l’aria è già sensibilmente più fredda. Preparo gli sci, programmo una bella escursione sulle colline che circondano la frazione dove ci troviamo, ma non oso neanche sperare che accada quello che, poi, accadrà. Alle 22 e 30 siamo sui 4° e poco dopo, mentre già dormo, scendono i primi fiocchi. Giovedì 26 Dicembre 1996: Ecco la neve, puntualissima ! Alle 2 mi sveglio ed ha già imbiancato, più o meno la stessa quantità di neve che mi accoglie al mattino, 3-4 cm., temperatura 2,5 °. Esito a lungo perchè non so se vale la pena di partire sci ai piedi o salire più su. Il sottile strato rende problematico andare in macchina (a meno di non montare le catene) ma appare comunque scarso per gli sci. Medito di portarmi dietro anche gli scarponi da escursionismo, ma intanto sono le 9 e ½ e la neve si è fatta parecchio fitta cosicché decido di mettere subito gli sci, davanti alla porta di casa. In effetti non ho problemi a percorrere la strada secondaria che traversa la frazione sci ai piedi facendo riprese con la telecamera qua e là fino a raggiungere la statale. Lì è passato lo spazzaneve ma si scia bene ugualmente su un fondo reso solo un pò più compatto. Immacolata invece la neve sulla strada provinciale per Capo di Rio (un gruppo di case a 400 mt. di quota) dove approdo alle 10 e ¼ mentre la neve, che continua a piccoli fiocchi ma fittissima, è arrivata a 20 cm.. Imbocco il “Fosso delle Scalette” che si infila in una bellissima valle tra le colline e i boschi in lieve salita e lì comincio proprio ad affondare. Avanzare è faticosissimo dato che la neve asciutta e polverosa si accumula sotto le solette degli sci (ci voleva la sciolina, o almeno una candela !) e li rende pesantissimi. Sono al valico (nella zona che qui chiamano “il foro” per la presenza di una breve galleria stradale) alla fine della valle a quota 740. Sono le 11 e ¾ ed adesso siamo sui 30-40 cm. Salgo ancora un pò verso il valico e giro a sinistra verso la zona chiamata “Tittoni” a quota 800 (una paio di case isolate che diventeranno una mia meta fissa nei prossimi giorni) seguendo una lunga sterrata. La neve continua a venire giù fittissima e gli sci sprofondano, a tratti tira anche vento e avanzare diventa duro, la visibilità è scarsa, è tutto un turbinio bianco con i fiocchi che arrivano da tutte le parti e si infilano ovunque, ricoprendomi letteralmente se solo mi fermo per 5’. Alle 13,30 sono a Tittoni e penso che sia ormai tempo di fare dietro-front, sono le 13,30 e mi fermo per mangiare mentre la neve, dopo oltre 4 h di tormenta, pare concedere una pausa. Anche le nuvole si alzano un pò. Raggiungo di nuovo la zona del valico ed invece di scendere scelgo di risalire verso l’altopiano di Pian dei Conti che sovrasta Cingoli. Finalmente posso far scivolare gli sci sulle neve compatta lasciata dalle ruote delle poche auto che sono riuscite a passare. La zona che attraverso è pianeggiante e si mantiene intorno ai 700 mt., mentre percorro la strada asfaltata che scende verso il paese incontro una slitta con 4 stupendi cani Husky. La Siberia è davvero qui! La strada ora scende più ripida costringendomi a frenate talvolta avventurose, fortuna che non ci sono auto. In breve eccomi in paese. Lo attraverso tutto, sempre con gli sci, ovviamente, prima per il corso fino a Piazza Maggiore nella parte più alta e poi giù attraverso Borgo S. Lorenzo verso la frazione di Torre da cui sono partito. Di lì tento di imboccare la scorciatoia che scende lungo la collina per la massima pendenza, ma la neve è stata portata via da una ruspa .... poco male, indovino un magnifico passaggio per campi scendendo velocissimo in mezzo agli ulivi sulla neve immacolata ed arrivando in un lampo a Torre mentre inizia a far scuro. Sono le 4 e ½, non sono per niente stanco ed eccomi, con un’ultima derapata, frenare davanti a casa e poi entrare nella neve del giardino. Ora ha ripreso a nevicare fitto, la neve mi ricopre letteralmente mentre cerco vanamente di uscire con la Tipo. Ore 23, continua a nevischiare, ormai sono 24 h, la temperatura è – 3 con un’ottima premessa per una corposa gelata. E domani? Su questa magnificenza bianca avremo con ogni probabilità un limpidissimo sole. Per me il solo dubbio è se “incatenare” o no la macchina per poter arrivare ad Avenale e salire di lì con gli sci a Tittoni dato che ho solo mezza giornata di tempo. Dovrò alzarmi presto, gelarmi le mani (come ho già fatto stasera spalando la neve) e poi via.. ma la neve mi diverte talmente tanto che la prospettiva non mi spaventa prorio, anzi, quasi quasi metto la sveglia alle 7. Sarà una bellissima alba bianca e gelida, praticamente siberiana... non me la voglio perdere !!! Venerdì 27 Dicembre 1996: Altro che alba gelida e serena! Le previsioni e la logica davano un graduale miglioramento, ed anche la nevetta serale sembrava il preludio ad una schiarita. E' invece nevicato praticamente tutto il giorno, a tratti, anzi spesso, in maniera intensissima e accompagnato dal vento, una vera bufera ed a fine giornata il bilancio sono più di 60 cm. qui davanti e chissà quanti più su. Metto fuori il naso alle sette con la sorpresa di scoprire che ha nevicato parecchio nella notte. Rinuncio così all’idea di disseppellire la Tipo e parto, alle 8 e ¼ sci ai piedi subito sotto la neve fitta e intensa. Come ieri arrivo a Capo di Rio senza problemi lungo una statale che sembra una pista battuta, poi, invece di prendere il fosso delle scalette, proseguo lungo la provinciale, tanto il traffico è nullo. Nonostante il passaggio di due o più spazzaneve la strada e completamente ingombra e le tracce di ruote che incontro dimostrano che un paio di temerari hanno dovuto fare dietro-front sicchè da un certo punto in poi la provinciale è completamente immacolata, (oggi diremmo che ci si potrebbe fare free-riding). Alle 9,50 raggiungo in salita il bivio per la strada sterrata che porta verso la frazione di Tittoni (ancora non so che è isolata da due giorni e che il giorno dopo i vigili del fuoco con un mezzo cingolato porteranno dei viveri agli abitanti.. a saperlo glieli potevo portare io !). Una subitanea schiarita mi fa pensare di avere sbagliato a non portare gli occhiali neri, errore ! Tempo 10’ e riecco la tormenta che mi accompagna mentre sprofondo fino al ginocchio in mucchi di neve alti anche un metro mentre tento di seguire la traccia, assolutamente irriconoscibile, della strada sterrata. Taglio cornicioni di neve altissimi creati dal vento, le piante sono talmente cariche di neve che temo che una ventata possa farne cadere tanta da seppellirmi, poi mi infilo nella nebbia e l’unica cosa che non mi fa perdere la strada e una recinzione di filo spinato che segue la strada sulla sinistra. Tittoni pare non arrivare mai, anche perchè la fatica di guadare quel mare di neve è davvero tanta e comincio ad essere esausto. Alle 10,45 eccomi al punto già raggiunto ieri alle 13 salendo dalla parte opposta. Dietro-front e poi giù rapidamente, la neve che adesso mi si stampa sulla faccia, per essere alla strada asfaltata in mezz’ora e poi ancora più rapido sulla statale mentre inizia la parte più forte della bufera con il cielo che si è fatto scuro, una fase che durerà 2 ore e ½, fino alle 14. Nevica comunque ancora forte quando, dopo pranzo, inizio a disseppellire l’auto e a spalare quintali di neve sul vialetto che porta all’uscita. Per spalare 10 metri di strada impiego 1 ora e mezzo, anche perché devo rifare più volte il lavoro perché mentre spalo una parte del vialetto un’altra si ricopre di neve, e alla fine scopro che le catene NON vanno bene. Ora devo trovare le catene giuste ! Mi attacco al telefono: a Cingoli per la Tipo le hanno finite ma per la Uno (la macchina dei suoceri) ce l’hanno, resta solo il problema di andarle a prendere. Come fare? Ma come facevano gli antichi, con gli sci naturalmente! Io ho sciato già parecchio, sono stanco ed affamato ma non perdo certo questa ennesima occasione. Ingoiato un enorme pezzo di torrone al cioccolato (e pensa che c’è qualcuno che a Natale non mangia per paura di ingrassare) parto deciso nel buio imboccando direttamente la scorciatoia per il paese che ieri era stata resa impraticabile dallo spazzaneve. Nella penombra lungo la salita (ingombra di neve ma non troppo grazie alla ruspa passata ieri sera) vado su di gran carriera ed alle 6 sono già in paese (3/4 d’ora per salire 300 mt.). Nevica a tutto spiano, il paese è uno spettacolo indescrivibile. Arrivo dal gommista che mi ha promesso le catene, infilo le catene nello zaino e riparto. Imbocco la scorciatoia ma un paio di capitomboli mi fanno capire che farla in discesa al buio potrebbe essere poco igienico, così risalgo e decido di scendere per la statale che va giù a larghe svolte e, normalmente, è trafficatissima. Stasera invece è una perfetta pista da discesa grazie alle innumerevoli passate di spazzaneve che hanno creato un bel fondo compatto su cui si deposita continuamente la fresca neve polverosa consentendo una tenuta perfetta (per gli sci). Ho ancora negli occhi i fari delle poche macchine che arrancano in salita in un turbinio di fiocchi mentre io sfreccio sicuro. Alle 7 sono di ritorno, giusto in tempo per la pizza. Adesso sono le 11 ed ancora fa un pò di nevischio, ormai nevica da 48 ore senza praticamente nessuna interruzione, la televisione dice che le Marche sono state “particolarmente colpite”, l’irruzione siberiana, stavolta, mi ha preso in pieno creando qualcosa di eccezionale, senz’altro da ricordare per parecchio tempo. Sabato 28 Dicembre 1996: Emergenza per tutti ... meno che per me. Avenale ore 13,30, mente i vigili del fuoco tirano giù un mezzo cingolato leggero dal camion (una specie di gatto delle nevi) ripresi da una telecamera di RAI TRE, io attacco la salita per Tittoni (la frazione isolata) tagliando con gli sci il campo coperto di neve. A Tittoni c’è un allevamento di bestiame ed io ci arriverò per la terza volta in tre giorni ignorando che si tratta di “una delle 10 frazioni isolate del comune di Cingoli” (come dirà il TGR), difatti a metà salita il cingolato dei VV.FF mi sorpassa scavandomi una bellissima pista battuta e a bordo, a fianco del conducente c’è un tizio che tiene tra le mani una grossa busta bianca. Alle 14,20 arriviamo insieme, io e i soccorritori, festeggiati da due cagnolini rumorosi ma per nulla cattivi, e mentre il vecchietto mette il naso fuori e , vedendo qualche fiocchettino, si lamenta con il vigile “non è che ricomincia...”, io, scavalcata la recinzione (impresa facile, è coperta quasi del tutto dalla neve) mi avventuro nella vastissima distesa bianca completamente immacolata della collina che fronteggia la casa mentre il sole velato che fa capolino riempie l’aria e la neve di colori dalle tonalità fantastiche. In questo “terzo giorno sulla neve” ha solo nevischiato un pò ma il freddo è arrivato alla grande (a Cingoli alle 13 – 6,5°). Inizio in gran forma (mi sento davvero bene, del resto sono allenatissimo) e parto (con gli sci ovviamente) per andare anche in direzione della frazione dove ieri sera dovrebbero essere arrivate le catene per la Tipo. Montate le catene salgo, stavolta in auto, a Cingoli dove lo spettacolo è grandioso. Neve ovunque, mucchi smisurati, forse anche più di 1 metro (la televisione dirà un metro e mezzo), tutti sono indaffarati a spalare e comprare provviste coperti con i migliori capi di montagna, sembra proprio una rinomata stazione sciistica nel pieno di una stupenda stagione invernale. Poi eccomi a posteggiare ad Avenale, all’attacco della sterrata per imbattermi nei VV.FF. e nel cameramen di cui sopra. La sera mi vedo il TGR in cui viene ripreso il cingolato partire nella sconfinata distesa bianca attraversando quelle che sembrano delle tracce di sci... in effetti SONO delle tracce di sci, sono le tracce dei MIEI SCI perchè ero passato di lì pochi minuti prima.. forse il cameramen aveva ripreso anche me ma ha pensato bene di tagliare la sequenza, probabilmente perchè non ha ritenuto che che la “nota di colore” fosse in tema con la “drammatica operazione di salvataggio” ... Alla sera TV nazionali e regionali dedicano ampi servizi alla neve marchigiana, pare che il triangolo Cingoli-Apiro-Matelica con in mezzo il Monte S.Vicino sia il più colpito con decine di frazioni isolate. In effetti qui la neve non ci ha dato tregua per almeno 36 ore con vere e proprie bufere a ripetizione. La “botta Siberiana”, per colmo di fortuna, non solo è arrivata nel periodo giusto per me, ma si è scaricata soprattutto proprio dove ero io. Sarà un Natale difficile da scordare, ma può anche essere che il capodanno mi riservi una sorpresa ancora più eccezionale cioè, dopo 11 anni, di nuovo la neve a Roma, magari anche tanta. Domenica 29 Dicembre 1996 la neve arrivò anche sul Tirreno e ci arrivo massicciamente. Per qualche strana ragione non toccò Roma (si fermò a Fiano Romano) ma su tutta la fascia che da Cecina arriva a Civitavecchia a partire dalla costa e fino allo spartiaque Umbro-Marchigiano quella fu una giornata di tregenda. Migliaia di automobilisti rimasero intrappolati sull’ Aurelia, sulla Cassia, sulla Flaminia, sull’A1 (chiusa a lungo tra Chiusi e Fiano Romano), il giorno 30 i telegiornali raccontavano come nel tratto Gualdo Tadino - Nocera Umbra una formidabile bufera aveva reso vano il lavoro degli spazzaneve bloccando le auto e costringendo i malcapitati automobilisti a passare la notte fra il 29 ed il 30 all’addiaccio dentro le vetture. Alcuni amici di ritorno da Montecarlo mi narrarono di una lentissima marcia in fila indiana sull’ Aurelia per oltre 100 Km. lungo l’esile traccia scavata dai veicoli tra due muri di neve alti almeno ½ metro. Ma veniamo a quella giornata ed a come, per un colpo di fortuna (ma anche grazie a un certo intuito) io abbia evitato di fare la fine di molti altri automobilisti. Anche se, col senno di poi, devo ammettere che avrei fatto meglio a dar retta a moglie e suocera e non partire, ho veramente rischiato troppo ! Domenica 29 Dicembre 1996: Verso la Neve Romana?. Ore 13,20, al bivio con la strada Cingoli-Macerata, si consuma senza saperlo una scelta decisiva, una specie di testa e croce tra scamparla e trovarsi nei guai fino al collo. La mattina era trascorsa tutta sotto fittissimi fiocchi, da ovest stavolta, non lievi e asciutti ma pesanti e bagnati. La polizia stradale, contattata per telefono, aveva parlato di grossi problemi al valico di Fossato di Vico con addirittura gli spazzaneve in difficoltà. Moglie e suocera fanno di tutto per non farmi partire ma io pregusto una bellissima sfida automobilistica con la tormenta con la grossa probabilità di arrivare a Roma nel pieno di una nevicata storica, figuriamoci se rinuncio !!! Mi invento la assoluta necessità di essere in ufficio l’indomani, spalo l’ennesimo quintale di neve ed esco dal vialetto infilandomi però con la coda della macchina nel formidabile mucchio a bordo strada creato dagli spazzaneve. Per potermi muovere devo utilizzare ancora la pala ed assi di legno e per un attimo penso seriamente di mollare dando retta alle raccomandazioni di moglie e suocera. Non starò rischiando un po’ troppo ? Ma è solo un attimo. Decido, per precauzione, di portarmi dietro pure la pala (con quella scarsissima visibilità che c’è, sbagliare una curva e piantarsi in un mucchio di neve è un attimo) e mi lancio su per la strada che, in ripida salita, attraversa la frazione e conduce alla statale. Lo spazzaneve oggi non è passato e la strada è ricoperta da almeno 20 cm. di neve fresca sopra la neve compatta dei giorni precedenti, ad aiutarmi solo le “rotaie” lasciate da un fuoristrada. Vado su in prima slittando e sbandando, ad ogni momento ho la sensazione che la macchina, nonostante le catene, sia lì lì per intraversarsi lasciandomi nei guai… tiro un sospiro di sollievo quando arrivo alla statale dove, se non altro, l’ultimo spazzaneve è passato da poco. Dunque, ore 13,20, eccomi al bivio. Mi fermo due minuti sotto la tormenta mentre osservo una macchina che è finita in un mucchio di neve da cui stanno tentando di tirarla fuori a forza di spalare. Propenderei per salire verso Cingoli e poi scendere verso Jesi, anche perchè uno spazzaneve è appena andato su, ma l’idea della strada per Jesi mi spaventa, lunga, esposta ad est, poco battuta e tutta in discreta quota (300-400 mt.). In un attimo cambio idea e decido di scendere verso il mare, per arrivare a Roma percorrerrò l’A16 e l’A24 Roma-L’Aquila, quello che mi fa decidere è il pensiero che un’autostrada è sempre più battuta di una statale, è più difficile rimanere senza soccorsi. Sarà la scelta giusta ! La giornata era cominciata più tardi del previsto, una volta di più le previsioni del tempo erano buone (su Umbria e Marche Venerdì sera Caroselli aveva piazzato un bel sole scintillante, chissà cosa dirà domani !!!) e io avevo messo la sveglia alle sei ma, dopo una notte molto agitata, mi sveglio con il mal di testa ed il freddo nelle ossa (beh.. basta leggere prima per vedere che avevo un pò esagerato...) per cui propendo per rimanere a letto fino a oltre le sette. Poi mi alzo e scopro che fuori viene giù peggio che mai, oggi poi non solo è fitta ma anche a grossi fiocchi e l’aria è scura. Mangio pensieroso e poi mi trastullo un pò in attesa di stare un pò meglio e quindi mi lancio nella tormenta, stavolta verso valle, tanto non c’è certo problema di scarsità di neve. Infatti è eccellente per sciare, abbondante neve fresca sopra una base dura, scendere è facile e divertentissimo. Arrivato al piano, sotto quota 200 mt., proseguo in assoluta solitudine lungo la strada di campagna ben nota. Alle 10 faccio dietro front e, preoccupato di non fare tardi, tiro talmente tanto che, nonostante la salita, impiego meno che all’andata. E mi diverto pure perchè infilandomi nelle prime case del paese incontro un vecchietto spaurito che, vedendomi completamente coperto con la mantella impermeabile mi chiede “Lei chi è ?” e gli rispondo, d’istinto “Sono della protezione civile”, proseguo senza voltarmi, mi segue un silenzio attonito. Alle 11,15 sono di nuovo a casa e un paio d’ore dopo siamo al bivio “decisivo”. Dunque, svolto a sinistra e percorro la lunga discesa verso il mare lungo la statale per Macerata fatta tantissime volte ma assolutamente irriconoscibile e, spesso, quando è spazzata dal vento laterale che solleva turbini bianchi, totalmente invisibile. Il problema più grosso, almeno per la prima mezz’ora, è non infilarsi negli enormi mucchi di neve accumulati ai bordi, per farlo marcio a 30 all’ora al centro della strada, la faccia stampata sul parabrezza. Poi, per fortuna, la neve decresce facendomi capire come la bufera dei tre gg. precedenti abbia toccato solo le parti alte e che solo oggi la neve sia arrivata in basso. Eccoci sulla SS 16, l’adriatica, ad attraversare Civitanova Marche e poi imboccare l’A14, non prima di avere tolto le catene. L’addetto al punto blu al casello ci comunica una buona situazione fino a Giulianova ma sull’A24 parla di “un disastro”.. in effetti l’A14 non va male, nevica ma sull’asfalto la neve è poca, lunghe code sulla corsia nord ma traffico scorrevole lungo la sud (quella che percorriamo noi). Incontriamo diverse pattuglie di spazzaneve numerate composte da 4 mezzi in sequenza più uno spargisale. Intanto, da Isoradio, vengo a sapere quello che sta succedendo dall’altra parte dell’ appennino: l’A1 è chiusa da Orvieto a Fiano Romano, il casello di Orte è chiuso in entrambe le direzioni, la Flaminia è chiusa da Gualdo Tadino a Foligno, occorrono le catene montate fino a Terni. Intanto eccoci a Giulianova, lasciamo l’A16 e il casellante cui paghiamo il pedaggio risponde con un secco “noooo” alla mia domanda circa la necessità di catene sull’A24. In effetti la neve sulla strada è poca ma viene giù fittissima e a fiocchi enormi. Si direbbe che dove arriviamo noi è arrivi la bufera, tant’evvero che quando mi fermo ad un semaforo in lieve salita a Teramo ho paura di non farcela a ripartire e, siccome nel frattempo si è fatto buio, e l’idea di dover montare le catene ora davvero non mi attira ! Imbocchiamo l’A24, continua a nevicare forte, la neve sulla strada aumenta via via che l’A24 sale verso il Gran Sasso. Avanzare è sempre più difficile: prima in 4°, poi in terza, infine in seconda, con la paura di fermarsi da un momento all’ altro. Slitto, sbando e sto già pensando di mettere la prima quando vedo le luci verdi della galleria comparire in mezzo alla tormenta. Il tunnel mi sembra un’oasi di pace ma tremo al pensiero del muro di neve che dovrei trovare dall’ altra parte, il vento viene da ovest e di là c’è la parte di stau. Invece, sorprendentemente, all’uscita della galleria, la neve è diminuita. Solo un pò di difficolta intorno a L’ Aquila e nella salita verso Torninparte e poi, con la discesa sul Fucino, la neve lascia il posto al nevischio e la strada è ormai del tutto sgombra. Fino a Roma non ci sono più problemi, arriviamo alle 20,15 dopo più di 7 ore e, entrando in casa, bacio il pavimento.. ma ancora non so quanto ci è andata bene. La Tv parla di Nocera Umbra e Gualdo Tadino come dei paesi più colpiti e della Flaminia chiusa intorno a Nocera Umbra. Proprio lì saremmo dovuti passare e, con tutta probabilità, lì saremmo rimasti, chissà in che condizioni. Davvero una cosa assai poco allegra, anche solo da pensare. Invece, senza sapere perchè, ho aggirato il “fronte della neve” che si è fermato a Fiano Romano, alle porte di Roma. Percorrendo la Roma-L’Aquila l’ho costeggiato sul fronte meridionale e me la sono cavata. Forse devo ringraziare la “Figuretta” come chiamano a Cingoli l’immagine sacra posta sul bivio dove ho fatto la scelta decisiva.

Autore : Alberto Capeccioni

Questa pagina: Stampa Invia Favoriti | Condividi: Altro
Webcam
Vedi tutte
Satellite
Immagini e foto dal satellite

Immagini dal satellite

Guarda le ultime immagini inviate dal satellite Meteosat 8, da 36.000 km di altezza.

Visualizza
Editoriali
Leggi tutti
Newsletter

Iscriviti subito!

Scrivi la tua email

Ogni giorno riceverai le nostre previsioni meteorologiche direttamente nella tua casella e-mail!

Info Viabilità

h 05.40: A1 Roma-Napoli

rallentamento

Veicoli lenti nel tratto compreso tra Allacciamento Asse Supporto (Km. 746,2) e Caserta Sud (Km. 74..…

h 05.35: A1 Roma-Napoli

fog

Nebbia a banchi nel tratto compreso tra Cassino (Km. 669,6) e San Vittore (Km. 678,6) in entrambe..…

Leggi tutti
Dal FORUM
Vai al forum