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Come si forma la neve?

E' un processo molto lento, che avviene all'interno delle nubi; il meccanismo di formazione dei fiocchi è molto particolare.

A tutta neve - 23 Dicembre 2004, ore 09.48

Una nevicata vuol dire gioia e sollievo per gli sciatori e per molti operatori turistici che svolgono la loro attività in montagna, è un divertimento unico per i bambini, una scarica di adrenalina per tanti appassionati di meteorologia; è sicuramente un fenomeno affascinante, che merita di essere studiato nel dettaglio. In particolare viene da chiedersi in che modo i fiocchi di neve si formino: come è intuibile la condizione fondamentale che si deve verificare riguarda le temperature all’interno della nube, necessariamente uguali o inferiori agli 0°C. A questo punto il vapore acqueo deve subire un processo che in termini tecnici è detto “brinamento”, ovvero deve solidificarsi attorno ai vari nuclei di condensazione (particelle di polvere o di fumo ad esempio) in piccoli cristalli, senza passare dalla fase liquida; in tal modo le piccole particelle ghiacciate che si formano occupano volumi relativamente ristretti, pertanto quando vanno ad unirsi con altri cristalli simili assumono posizioni ben definite, dettate addirittura dalle forze elettrostatiche interne alle molecole stesse dell’acqua. Ecco perché i fiocchi di neve generalmente hanno forma esagonale o presentano sei punte; tutto dipende dal fatto che la molecola d’acqua ha una forma particolare, e quindi quando va a collegarsi con le altre (sempre che le forze elettrostatiche siano prevalenti), si dispone su posizioni ben precise; il collegamento fra i vari cristalli avviene se c’è una loro parziale fusione, cosicché si crei un po’ di “collante”. Se il vapore acqueo subisse dapprima una fase di condensazione e poi una di solidificazione (passando quindi allo stato liquido, e poi solo successivamente a quello solido), allora il cristallo che si verrebbe a creare sarebbe molto più grande rispetto al caso precedente, e si formerebbe il “graupel”, o (se siamo in presenza di un cumulonembo) la grandine. Adesso pensando che all’aumentare della temperatura l’aria può contenere una quantità sempre più grande di vapore acqueo, possiamo ben dire che le nevicate più abbondanti si verificheranno quando la colonnina di mercurio si attesta attorno agli 0°C; a temperature molto inferiori (sotto i –10°C ad esempio) i cristalli di ghiaccio subiscono un brinamento così repentino da non permettere ai fiocchi di neve di assumere il classico aspetto esagonale, anzi si presentano sotto forma di aghi.

Autore : Lorenzo Catania

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