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29.02.2004: la notte più lunga del nevofilo romano

E' un'altalena di emozioni, quella che rapisce l'appassionato di meteorologia capitolino, quando all'orizzonte va profilandosi l'eventualità di una nevicata sulla propria città. Davvero commovente l'esperienza di questi quattro amici che decidono di vivere fino in fondo l'esperienza della neve in città.

A tutta neve - 1 Marzo 2004, ore 06.40

Termometro, guanti, catene per pneumatici, radio e binocolo: eccolo il corredo che ti occorre per vivere la notte più lunga, l’ultima, di questo incredibile inverno 2003-04. Siamo a Roma, la città che per antonomasia è diventata nel corso degli ultimi anni il simblo di un inverno tiepido e insipido, con la neve che non cade se non in rare occasioni, e che si mostra con riserbo sempre maggiore solo su Colli Albani e Prenestini. Tu sei lì che aspetti l’evento, perché sai che quella notte, l’ultima notte, potrebbe essere finalmente quella giusta. E già, perché proprio in “zona-Cesarini”, questo inverno sembra deciso a regalare l’ultima vera emozione, la più grande, del suo iter meteorologico: la neve sulla Capitale! Il meteoappassionato romano lo sa. Ed è lì che freme, ansioso, nell’attesa di un evento divenuto negli anni ahimè sempre più raro. La mattina del giorno precedente, quella del sabato, all’ufficio è stato tutt’un rovistare tra carte, previsioni, temperature e moviola-sat. Il pomeriggio, una volta a casa, la musica non è cambiata poi di molto: il computer non è più quello dell’ufficio, è quello del proprio salotto, ma la “navigata” in Internet segue sempre lo stesso percorso. Cosa c’è di diverso? Gli aggiornamenti, ovviamente: sono quelli del pomeriggio. E ci sono solo conferme: la neve a Roma, quanto prima, potrebbe non essere una pura e semplice illusione. Certo, quel minimo è rimasto troppo a nord, il vento soffia troppo forte e la nuvolosità arriva sfrangiata e poco organizzata: nulla che insomma lasci presagire un evento "memorabile". Ma la speranza, come si dice, è l’ultima a morire, e prima o poi il contesto barico è destinato a mutare. Cosa che, puntualmente, accade ad inizio serata. L’aria fredda, in quota, sta per traboccare. Arrivano segnalazioni di temporali in arrivo. All’orizzonte si intravedono fulmini a ripetizione, poi arriva anche il rumore di qualche tuono. Il tempo cambia! Tutto sembra pronto. Tu allora organizzi l’uscita serale, porti con te anche tua moglie, che magari rimane un poco scettica su questa uscita “a tema”. Ma che alla fine si lascia convincere, anche perché è in arrivo anche un’altra coppia di amici con la quale condividere quella notte da favola. Pronti-via, e si parte! L’appuntamento è all’Eur. Ci si organizza con una sola vettura, in modo da viaggiare in compagnia per vivere assieme quella serata meravigliosa. C’è la musica dell’autoradio, in sottofondo, che contribuisce a creare un’atmosfera tutta particolare di questa Roma sotto la furia degli elementi. Il vento, come detto, tende ad attenuarsi. Si stabilisce l’itinerario, si decidono le strade da percorrere. Si decide di andare prima di tutto verso il mare, perché è proprio da lì che arriveranno i fenomeni. Destinazione: Fregene. Arriviamo dopo circa mezzora. Il mare è mosso, e oltre è tutt’un esplodere di fulmini. A raffiche il vento riprende a soffiare. Poi, d’improvviso, uno scroscio di pioggia grossa: sono goccioloni enormi, quelli che cadono dal cielo. Nemmeno il tempo di accorgersene, che ecco comparire i primi chicchi di neve pallottolare. Ma fa caldo, il suolo non è ancora raffreddato a dovere, e la gragnolata si scioglie in un men che non si dica. Scattano però le prime telefonate. Si avvertono parenti e amici: sul mare sta nevicando! Ma la sorpresa è lì che ci coglie in fragrante: nevica anche in alcuni quartieri di Roma! Che roba! Ripartiamo, allora, alla volta della città. Verso nord il cielo è interamente coperto da una massa enorme di cumuli, che si mostrano in tutte le proprie forme complesse allo scoppiettare dei lampi. Da Civitavecchia a Mentana è uno spettacolo senza precedenti. L’emozione è rotta soltanto dal trillo del cellulare... «Pronto? Chi parla?» «Sono Andrea, volevo dirti che qui a Genzano nevica di brutto! E attacca pure!». Nemmeno il tempo di salutarsi, il tempo di inventare un’inversione al volo, e poi via sulla direzione opposta: i Castelli Romani. Sul Grande Raccordo Anulare si moltiplicano le segnalazioni per rovesci di neve incombenti e gli inviti alla prudenza nella guida. Salendo verso Frascati si vede chiaramente che l’asfalto è bagnato, segno di una precipitazione cessata da poco. E sullo sfondo, verso nord, continua lo spettacolo dei fulmini che lasciando intravedere virga nevose fino a bassa quota. E’ quanto basta per capire che da quelle parti Roma è sotto un abbondante rovescio. «Nevica a Palestrina!» è l’altra segnalazione che arriva via SMS sul mio cellulare. E allora chiamo un mio amico di là, che mi conferma il tutto. In macchina è un fremere, un’attesa spasmodica... Nevica dappertutto, ma non da noi, che stiamo sotto un buco di sereno! Cavolo... Ma ecco che a poche centinaia di metri da Frascati, un sottile velo bianco inizia a ricoprire macchine in posteggio, marciapiedi e prati laterali alla strada... E’ neve! Anziché frenare, acceleriamo di colpo. Bisogna arrivar su, al Tuscolo, per godersela tutta! Per un attimo dimentichi tutte le carte bariche, le informazioni dei rilevamenti, il nowcasting e la moviola. Per un attimo lasci stare le “hp” e i cuscinetti freddi, le congetture, le ipotesi, le teorie e la nomencaltura meteorologica; e pensi solo a lei, a quanto è bella, silenziosa e candida. Sei lì, tu e la neve, in un incontro storico sopra i cieli di Roma. La radio passa “Mandy”, una canzone che ha fatto un’epoca, quella delle grandi nevicate degli Anni Settanta e Ottanta. E’ poesia, quella che si respira in macchina: tutti cantano, mentre fuori il manto nevoso colora una Frascati vestita di bianco. E’ un velo sottile, ma è quanto basta per creare un’emozione che rimane difficile da dire. Per quell’attimo fugace, la neve torna ad essere quel sogno bambino mai abbandonato, quel desiderio fanciullesco che ti rende cieco e come ridicolo nei confronti di un mondo che non si stupisce più di tanto e che anzi cerca il modo più rapido e indolore per sfuggire all’evento, evidentemente sgradito. Per un attimo la neve non è più un calcolo matematico, il risultato di una formula complicata, il disegno di una struttura atmosferica; per un attimo la neve torna ad essere una favola, un sogno, un qualcosa di misterioso e di estremamente prezioso che si materializza sotto i tuoi occhi come un diamante da preservare dalle brutture del mondo. Ma la cosa più bella rimane la condivisione, quello scambiarsi sensazioni ed emozioni figlie di un momento da incorniciare. Il telefono cellulare ti permette di comunicare con persone lontane, con situazioni diverse, ma sempre nel nome di quella neve che sembra stia “colpendo” un po’ ovunque su tutta la tua regione. Nevica sui Prenestini, nevica sui Tiburtini, nevica sui Sabini, nevica sui Cimini, nevica sui Sabatini, nevica sui Lepini, nevica sugli Ausoni... insomma, intorno alla Capitale è uno spettacolo di lampi, saette, tuoni e nevicate! Da noi, a Frascati, non nevica, ma al suolo ci sono tutti i segni di una degna spolverata! Alla radio, da “Mendy” si passa a “Frozen”, una canzone che forse più si accosta al clima che si respira su al Tuscolo. A terra ci sono 3cm di neve, ma è di quella pallottolare, gelata, che nemmeno le ruote della macchina riescono a fondere. E infatti si slitta che è una bellezza! La temperatura, a quella quota, è di +1°C. Scendiamo dalla vettura. Uno sguardo al panorama, solo per capire che l’instabilità regna sovrana, e che con l’incombenza dell’aria fredda un rovescio di neve su Roma resta qualcosa di assolutamente probabile. Brindiamo all’evento, alla serata fuori dagli schemi, e ripartiamo. Sono le tre del mattino. Si va a nanna con questa certezza, ma per poche ore, perché all’alba bisognerà svegliarsi per vedere cosa sarà cambiato. E, di primo mattino, ecco puntuale la conferma: Roma viene investita da rovesci di neve pallottolare, che imbianca un po’ dappertutto: Colosseo, Piazza Bologna, Prenestino... ce n’è un po’ per tutti. E’ un velo, sottile, ma c’è, a dimostrazione che la neve a Roma, oltre ad inzuppare i discorsi da metropolitana e ad intralciare il traffico cittadino, può anche essere motivo per una notte tutta particolare, da vivere in poesia, emozione, sentimento e amicizia. Anche perché non è capiti poi così spesso...

Autore : Emanuele Latini

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