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Chernobyl 30 anni dopo: qui il mondo è già senza di noi...

Chernobyl: un nome che evoca terrore solo a nominarlo

**Video** - 3 Febbraio 2016, ore 16.05

Nella primavera del 1986 l'Europa ha tremato, mentre si consumava il disastro nucleare più grave di tutti i tempi. Ancora oggi, a 30 anni di distanza, la popolazione dell'Ucraina attribuisce all'incidente della centrale nucleare ogni malattia che la colpisce.

Sapete bene quanto la gente tenga alla propria terra, essere trasferiti in modo coatto altrove è già una condanna a morte, specie per gli anziani.

In più è subentrata la sindrome da radiofobia che condizionerà anche le future generazioni. La centrale di Chernobyl fu completata nel 1983; il reattore nucleare nacque per produrre plutonio a fini militari con una potenza di 3200 milioni di Watt termici che originano una potenza di 1.000 milioni di Watt elettrici.

L'incidente riguardò il reattore 4 durante un'esperimento condotto in modo irresponsabile con reiterate violazioni della prassi di sicurezza. Le esplosioni all'interno del reattore provocarono lo scoperchiamento del nocciolo che fu esposto all'atmosfera. Vapori, gas radioattivi, grafite, materiali strutturali furono proiettati nel cielo.

La grafite del nocciolo si mise a bruciare a contatto con l'aria, diffondendo la radioattività per migliaia di kilometri. Le manovre tampone riuscirono nell'intento di spegnere l'incendio ma non in quello di far cessare l'emissione di radioattività che proseguì sino al 6 maggio, quando crollò lo schermo inferiore del reattore. I rapidi cambiamenti meteorologici provocarono anche un movimento irregolare della nube radioattiva. Tra il 26 e il 28 aprile la nube raggiunse Polonia e Svezia, interessando poi Olanda, Belgio e Regno Unito.

La rotazione dei venti consente alla nube di espandersi su tutta l'Europa centrale sino ad investire anche l'Italia. Nel frattempo in Ucraina fu evacuata la cittadina di Pripyat, vicina alla centrale. Le deposizioni radioattive: iodio 131, cesio 137 e cesio 134 produssero contaminazioni alimentari su molte zone d'Europa.

Fu il latte l'alimento che registrò la maggiore contaminazione. Nei 90 giorni successivi all'incidente persero la vita per la sindrome da radiazione 28 persone in Ucraina, che insieme ai tre tecnici morti al momento dell'esplosione, portarono a 31 il numero delle vittime. Gli effetti a distanza in loco finirono per tradursi in un aumento dei casi di tumore alla tiroide nei bambini al di sotto dei 15 anni di età.

La zona più colpita risultò quella di Gomel in Bielorussia. I casi di leucemia infantile non sono invece aumentati in modo significativo dopo l'incidente. Un cenno va al danno ambientale: grosse aree forestali furono abbattute: fu colpito soprattutto il pino che si disseccò rapidamente. L'industria del legno subì un duro colpo in tutta l'Ucraina; si pensò che il suo utilizzo fosse una fonte certa di inquinamento radiologico. In Italia il maggior apporto radioattivo si registrò tra il primo ed il 6 maggio 86.

L'opinione popolare in Friuli Venezia-Giulia ha addebitato proprio alla nube di Chernobyl l'aumento dei casi di tumore tra la popolazione degli ultimi 15 anni. La deposizione di contaminanti radioattivi sul territorio italiano fu influenzata dalle piogge che si presentarono a tratti abbondanti sul settentrione in quel periodo.

Tuttavia tutti i picchi di radioattività raggiunti si dimostrarono inferiori al livello di rischio per la popolazione. Tra il luglio e il novembre del 1986 un enorme sarcofago di acciaio e calcestruzzo fu creato attorno al reattore 4.

Da allora tale sarcofago viene costantemente monitorato ma seguita a preoccupare gli esperti: la stabilità è a rischio, ci sono concrete possibilità di nuove contaminazioni esterne e inoltre la lava solidificata che contiene il combustibile nucleare (stimato in oltre 135 tonnellate di materiale) è instabile.

Basterebbe un evento estremo per mettere a repentaglio la stabilità della struttura: non ci sono bullonature che sostengano il sarcofago, le strutture di sostegno furono semplicemente appoggiate.

Anche gli acquedotti di Kiev sono a rischio: le acque del fiume Prypiat potrebbero essere contaminate dallo stronzio. Le radiazioni danneggiano il DNA; si va dalla semplice ustione che migliora rapidamente, sino a danni a lungo termine che si traducono in tumori, leucemie e malattie degenerative.

Gli effetti genetici si osservano nelle generazioni successive. Per saperne di più si consiglia la lettura del libro: "Chernobyl, dieci anni dopo il disastro" di Ugo Spezia, edito da Cemilo, oppure per approfondire la tematica delle radiazioni la visione del film SILKWOOD con la bravissima Mery Streep.

Qui la situazione a Pripjat, la città abbandonata: 
http://meteolive.leonardo.it/news/In-primo-piano/2/prypjat-la-citt-fantasma-in-ucraina-visitata-da-meteolive/44569/
 


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