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IMPERDIBILE: tutti i dati sulle nevicate eccezionali dell'inverno 2013-2014

La stagione invernale 2013-2014 è stata la più nevosa dal 1930 in poi, preceduta solo dall’inverno del 1951.

**Video** - 1 Ottobre 2014, ore 08.46

Dalla fine di dicembre a metà febbraio, il susseguirsi di precipitazioni ha determinato un lungo periodo perturbato che ha avuto il suo culmine nella prima decade del mese di febbraio quando, in molte aree alpine, il grado di pericolo è stato per più giornate 5, cioè molto forte.

La temperatura media dell’inverno è stata mite contribuendo ad innalzare il limite
neve/pioggia e gli accumuli di neve al suolo sono stati eccezionali soprattutto oltre i
1600 m di quota. Il grado di pericolo valanghe più utilizzato nei bollettini valanghe
è stato il 2-moderato ma ci sono stati anche lunghi periodi con il grado 3, marcato e
con i gradi 4 forte e 5 molto forte. In generale l'attività valanghiva è stata intensa da
metà dicembre a fine di aprile.

Il cumulo stagionale di neve fresca, espresso come SAI Index e calcolato per tutto l’arco
alpino italiano (Fig. 1), indica un valore superiore allo 0,90 percentile e pertanto
l’inverno 2014 è definibile come “estremo o raro” in quantità di precipitazione nevosa.
Il valore del SAI è inoltre secondo solo all’inverno del 1951.

L’analisi dei tre grandi settori delle Alpi (occidentale, centrale e orientale) (Fig.2a,
2b e 2c) evidenzia la grande diversità della precipitazioni nevosa nelle tre aree.
Nel settore occidentale, dalle Alpi Liguri al Lago Maggiore, il SAI Index è stato superiore al 3° quartile e inferiore ai soli inverni del 2009, 2004 e 1986 dal 1985 ad oggi.

Nelle Alpi centrali (dal Lago Maggiore fino al fiume Adige), il valore di SAI Index è stato
il secondo dal 1930 in poi, preceduto solo dal 1936, e ponendosi oltre lo 0,90 percentile l’inverno è classificabile come “estremo o raro”.

Anche nelle Alpi orientali, dalla sinistra orografica del fiume Adige fino alle
Alpi Giulie, il valore del SAI Index è stato oltre lo 0,90 percentile, quindi l’inverno è
classificabile come “estremo o raro” come quantità di neve caduta, preceduto solo
dall’inverno del 1951.
Occorre evidenziare che i valori del SAI elaborati risentono molto dell’influenza
negativa delle stazioni a bassa quota, caratterizzate da abbondanti precipitazioni piovose anziché nevose, specie nelle Alpi occidentali e nelle Prealpi venete.

Il diverso andamento del SAI Index nei tre settori è anche spiegato dalle differenti
quantità di precipitazioni nevose mensili.
Infatti da novembre a marzo in quasi tutti i settori il cumulo di neve fresca è stato percentualmente superiore alla media ma in diversa misura a seconda del settore.
Nelle Alpi occidentali le precipitazioni nevose sono state superiori alla media di
riferimento da novembre a febbraio con un valore percentuale compreso fra il +22% di dicembre e +81% di febbraio.
Nelle Alpi centrali la precipitazione nevosa è stata di molto superiore alla media e in
crescendo passando da +140% di dicembre a +280% di febbraio.
Nelle Alpi orientali gli scarti dai valori di riferimento sono stati importanti nei mesi
di novembre, gennaio e febbraio mentre a dicembre, causa anche il limite della neve/
pioggia elevato, il valore è stato intorno alla media.

Nel mese di marzo, in tutti e tre i settori,le precipitazioni sono state intorno alla norma
mentre ad aprile il cumulo è stato nettamente inferiore alla media di riferimento
1975- 2009.

Per quanto riguarda il numero di giornate con precipitazione nevose, gran parte delle stazioni hanno avuto un numero di giornate superiori alla media,
concentrate soprattutto nel periodo dopo Natale-prima decade di febbraio.

I valori della stagione invernale raffrontati con le ultime tre stagioni sono mitigati
dalle poche nevicate nel mese di aprile.

Il valore dell’indice di spessore medio della neve al suolo, calcolato per il periodo novembre-aprile e per il versante delle Alpi italiane nella fascia altimetrica fra i
1500 e i 2500 m, è stato di 117 cm, secondo valore medio dal 2002 al 2013, preceduto
solo dal 2009 con 138 cm.
Gli indici calcolati per i mesi di febbraio e marzo sono stati superiori anche al 2009,
stagione in cui l’indice di dicembre 2008 e gennaio 2009 fu più elevato dell’ultima
stagione.
La stagione invernale 2014 evidenzia un andamento simile in tutti i settori, ma
caratterizzato dalla diversa intensità di alcuni eventi perturbati. Nell’ultima decade
del mese di novembre sono avvenute le nevicate che hanno formato la base
del manto nevoso.

Queste nevicate sono state meno intense sulle Alpi Marittime ma pressoché uguali sul resto delle Alpi.

E’ seguito, fino a Natale, un lungo periodo di tempo buono e temperature miti e poi
un intenso evento perturbato con il limite della neve più elevato nelle Alpi orientali.
Il 26 dicembre nelle Alpi Pennine e nelle Lepontine del Piemonte e al confine
con la Valle d’Aosta, il grado di pericolo è stato 5-molto forte. Le precipitazioni
del 5-6 e 14-20 gennaio 2014 sono state più intense nelle Alpi centrali, dove nella
fascia prealpina si raggiunge il grado di pericolo 5- molto forte.

GUARDA I VIDEO delle NEVICATE:
http://meteolive.leonardo.it/news/**Video**/72/da-rivedere-gli-effetti-delle-super-nevicate-2014-sulle-alpi-da-madesimo-a-cortina-/45112/

Le precipitazioni del 30 gennaio- 10 febbraio
sono particolarmente
intense nelle Alpi orientali e in alcuni settori delle Alpi centrali rispetto
alle Alpi occidentali. In questo periodo sono molte le giornate, nelle Alpi orientali,
con grado di pericolo 5-molto forte, grado che viene raggiunto anche nelle
Alpi Pennine e Lepontine a confine con la Valle d'Aosta il giorno 6 febbraio a causa
anche dei forti venti sud-orientali.
Le nevicate che dal 26 febbraio al 5 marzo hanno interessato le Alpi, sono state più
intense nelle Alpi occidentali, con neve anche a 400-600 m di quota, rispetto alle
orientali e centrali.

A questo episodio segue poi un periodo di ablazione del manto
nevoso fino alle nevicate del 22-26 marzo
, più intense nelle Alpi centrali.
Il 4 e il 5 aprile una nuova intensa nevicata interessa le sole Alpi Marittime, successivamente si registrano gli episodi del 19-21 e del 27 – 30 aprile che apportano
neve su tutte le Alpi.
La durata del manto nevoso, nel periodo dicembre–aprile, nella fascia altimetrica
fra gli 800 e i 1500 m di quota, è stata di 15 giorni più corta della media 1961-
90 (110 giorni) mentre oltre i 1500 m di quota, la durata del manto nevoso è stata
più lunga di 2 giorni rispetto allo stesso
periodo (145 giorni).

Andamento analogo anche nel periodo primaverile (marzo e aprile) a bassa quota
con una permanenza di -9 giorni alle basse quote (media 36 giorni) e di -2 giorni
in quota (58 giorni).
Questo andamento è stato dovuto alle miti temperature dell’inverno che hanno
favorito abbondanti piogge a bassa quota, specie nelle Prealpi delle Alpi occidentali
dove, di conseguenza, si è registrata una minor durata della neve al suolo.
Sull’arco alpino italiano il periodo invernale (dicembre, gennaio e febbraio) è stato particolarmente mite con un valore di +1,7 °C rispetto alla media 1935-2014. Il valore calcolato per la stagione 2014 è il quinto valore più mite dopo il
2007, 2008, 1998 e 1989.


Autore : A cura dell'Aineva (www.aineva.it), riduzione di Alessio Grosso

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